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Trekking tra i Dogon e navigazione sul Niger

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Bamako
(arrivo)
Da Bamako a Mopti Bandiagara, Kani Kombole
(trekking)
Teli, Enndé, Guimini
Yawa, Dourou (trekking)
Sokolo, Djenné
da Nombori a Banani
(trekking)
Da Banani a Sanga
(trekking)
Da Mopti a Kabara
(navigazione)
Timbuctù Da Timbuctù a Mopti
Bamako, Dakkar (ritorno)
 
  Un viaggio in Mali, con un trekking tra i villaggi dei Dogon e la navigazione del fiume Niger fino alla mitica Timbuctù..

   Viaggio effettuato nel dicembre 1982 - gennaio 1983
 
   
Il nostro viaggio dall'Italia in Mali non avrebbe bisogno di essere ricordato, essendosi svolto nella massima tranquillità: partenza da Milano alle 20.00 con un Airbus dell'Air France (volo AF655) ed arrivo a Parigi alle 21.10; pernottamento all'Hôtel Arcade presso l'aeroporto Charles de Gaulle e l'indomani a mezzogiorno volo RK047 dell'Air Afrique con un DC10 con arrivo a Bamako alle 16.30 locali, dopo cinque ore e mezzo di volo, tenendo conto che c'è un'ora in meno per effetto del fuso orario.
Tuttavia durante il trasferimento ci sono stati due piccoli episodi che meritano di essere ricordati.
A Parigi, in aeroporto, mentre sui tapis roulant stavamo avvicinandoci verso il nostro terminal di partenza, abbiamo visto su una scala mobile un africano vestito con i suoi coloratissimi abiti tradizionali che, con tutta tranquillità, portava appeso alla spalla un fucile!
La gente si girava stupita a guardarlo mentre un paio di agenti, staccati di qualche decina di metri, cercavano di raggiungerlo intralciati dalla folla dei viaggiatori.
Come sia andata a finire non sappiamo perché, tra noi che ci muovevamo sul tapis roulant e l'africano che scendeva con la scala mobile, ci è stata tolta troppo presto la visuale e la scena è durata troppo poco. Ma quel poco ci è bastato per vedere il fiero portamento di quell'uomo, nel proprio abbigliamento, che scendeva una scala mobile con un fucile a tracolla non come si trovasse in un aeroporto internazionale, ma nella sua savana!
Il secondo episodio è avvenuto più tardi, in aereo, un'ora prima di atterrare a Bamako.
Accanto a me era seduto un africano, perfettamente ed elegantemente vestito all'occidentale: non solo con una impeccabile giacca ed una cravatta intonata, ma anche molto curato nei particolari, come la spilla sul rever, i gemelli, il fermacravatta, una sottile catenina d'oro che univa le due punte del colletto. D'oro erano anche alcuni anelli alle dita.
Il nostro arrivo all'aeroporto di Bamako.
Dopo la distribuzione a bordo, da parte delle hostess, delle carte di sbarco e delle dichiarazioni doganali da compilare che sarebbero servite, assieme al passaporto, per l'ingresso in Mali, questo signore mi chiese se potevo compilargliele io in quanto... non sapeva scrivere! Cosa che naturalmente feci, ricopiando i dati dal suo passaporto. Restai però interdetto quando sulla riga dedicata a «Date de naissance» vidi scritto «nè vers 1954».
Allora, come fino a pochi anni fa e forse ancora oggi, non esisteva un'anagrafe organizzata in grado di censire tutte le nascite ed alla prima occasione in cui la persona si trovava costretta a registrarsi all'anagrafe veniva attribuita un'età, e quindi un anno di nascita, presunta.
Ad attenderci all'aeroporto di Bamako, con un pick-up, c'è la figlia dei signori De Weerd: il padre è un funzionario belga delle Nazioni Unite che segue alcuni progetti per la riforma ed il riassetto amministrativo della Repubblica del Mali.
Siamo quindi ospiti della famiglia De Weerd e dopo la cena, a base di ottimi spiedini nei quali si alterna carne a frutta africane, si resta a chiacchierare della storia del paese.
Il signor De Weerd ci racconta che l'attuale Mali si estende su territori che nel lontano passato appartenevano a diversi imperi, i cosiddetti imperi sudanesi.
Mansa Kanka Musa (anche Kankou Moussa). In questa raffigurazione è mostrato in trono con attributi come si trattasse di un sovrano europeo; a sinistra, su un cammello, un Tuareg davanti ad un accampamento. L'immagine è tratta dall'Atlante Catalano (1375 circa) attribuito ad Abraham Cresques ed a suo figlio Jahuda. E' conservato presso la Bibliothèque Nationale de France.
Il più antico, che risale addirittura al IV secolo d.Cr., era l'impero medioevale di Ghana: si trattava in realtà di una specie di federazione di stati più piccoli raggruppati sotto la guida del re dello stato di Ghana, il più potente della federazione. Il suo territorio si estendeva nell'attuale Mauritania e nel Senegal oltre che, seppure limitatamente, nell'attuale Mali. Si ritiene che la capitale fosse Kumbi Saleh della quale sono stati trovati alcuni resti archeologici in Mauritania.
L'impero di Ghana era ricco e prosperoso: oltre ad avere sviluppato la metallurgia, diede un notevole impulso ai commerci internazionali consentendo, ad esempio, di porsi come intermediario tra nord e sud, facendo arrivare in Europa l'oro delle Guinee ed importando mercanzie, sale e forse anche prodotti della siderurgia europea.
La sua ricchezza attirò l'interesse degli Almoravidi del Marocco che, dopo ventidue anni di tentativi, nel 1077 conquistarono la capitale di Ghana.
Fu l'inizio della dissoluzione di questo impero.
Mentre questo accadeva, il piccolo regno del Mali, che già esisteva da circa l'anno 1000 con la dinastia dei Keita, venne trasformato in impero da Allakoi Keita: il nuovo sovrano del Mali, Sundjata, nel 1240 attaccò quello che restava dell'ormai agonizzante impero di Ghana costruendo la propria prima capitale, forse a Niani o a Jeriba.
Il massimo splendore dell'impero del Mali si ebbe sotto il leggendario Mansa (= re) Kanka Musa (o Kankou Moussa) (1307-1332 circa) che ampliò grandemente il territorio la cui grandezza raggiunse «...quattro mesi di cammino...».
Il Mali si estendeva per tutta l'Africa occidentale: la pace e la stabilità di un territorio così vasto favorì i commerci, i rappresentanti di Mansa Kanka Musa (o Kankou Moussa) tenevano regolari contatti diplomatici con il sultano del Marocco ed il re del Portogallo.
E' restato famoso il pellegrinaggio che Mansa Musa fece alla Mecca: si fece accompagnare da 8.000 persone lasciando, nei luoghi santi ed ai vari sovrani che incontrò, favolosi regali consistenti in preziosi oggetti d'oro.
Con la sua morte ebbe inizio la decadenza dell'impero di Mali, sottoposto a continui attacchi (nel 1434 i Tuareg occuparono Timbuctù) anche per la concomitanza dell'assurgere di un nuovo impero, quello del Songhai.
L'impero di Songhai venne fondato nel VII secolo da popolazioni berbere che erano fuggite dalla Tripolitania per non doversi sottomettere agli arabi.
Nel 1009 Dia Kossoi (dia = re) fissò la capitale a Gao, che poi sarà occupata dalle popolazioni dell'impero del Mali nel 1325 e dove soggiornò Mansa Musa di ritorno dal suo pellegrinaggio alla Mecca.
Successivamente l'impero di Songhai riuscì a scacciare le truppe dell'impero maliano da Gao, i Tuareg da Timbuctù, conquistò altre regioni; alla fine del XV secolo il piccolo regno di Songhai era diventato un ricco, potente ed esteso impero che resistette fino al XVII secolo quando, avendo attirato le attenzioni del Marocco che aveva mire sulle miniere di sale di Taghaza, venne conquistato dall'esercito marocchino. La spedizione alla partenza consisteva in 4.000 uomini, ma di questi solo mille arrivarono a Gao, stremati dalle fatiche della lunga marcia. Tuttavia i marocchini possedevano i fucili che permisero loro, nel 1591, di sconfiggere l'esercito dell'impero di Songhai.
Timbuctù tornò capitale con i marocchini, divenne quasi indipendente ed alla fine del XVIII secolo vide il ritorno dei Tuareg.
Naturalmente esistevano anche altri regni minori, di importanza limitata.
Di tutti questi fasti del passato era restato praticamente nulla: complice il clima, i resti di questi imperi scomparvero quasi del tutto e con essi anche buona parte della loro cultura.
Nell'odierno Mali si trovavano tre piccoli regni: di Masina, di Ségou, di Kaarta e quello di Kenedugu. I primi tre furono conquistati all'inizio della seconda metà dell'Ottocento da el Hadj Omar (o anche el-Hağğ Omar) che, dopo aver ostacolato i francesi in Senegal, si era fatto un proprio regno personale. Alla sua morte il figlio rimase a Ségou con un atteggiamento altalenante nei confronti dei francesi che stavano conquistando il Sudan.
Alla fine nel 1882 i francesi occuparono Bamako e negli anni successivi il resto del Mali (Timbuctù nel 1893, Sicasso nel 1898).
Nel 1898 furono fissati i confini delle colonie francesi e di quelle inglesi nell'Africa occidentale.
L'assetto coloniale francese mutò diverse volte. Dal 1° marzo 1919 la "Colonia dell'Alto Senegal-Niger" venne divisa in tre distinte colonie: Sudan, Volta, Niger. Nel 1946 il Sudan venne incluso nell'Unione Francese come "Territorio d'oltremare", nel 1958 fu "Repubblica-Stato membro della Comunità Franco-Africana", nel 1959 il Sudan si federò con il Senegal formando la Federazione del Mali che, di fatto, non funzionò mai e venne sciolta con un atto unilaterale del Senegal. La Repubblica del Sudan nel 1960 uscì dalla Comunità Franco-Africana ed assunse il nome di Repubblica del Mali.
Passiamo la notte all'aperto, sotto la veranda della casa della famiglia De Weerd a Bamako.
Con il signor De Weerd parliamo naturalmente anche del nostro trekking tra i Dogon. Lui, nella sua lunga permanenza in Mali, ha avuto occasione di visitare molti villaggi Dogon e di aver sentito parlare di altri, più isolati.
 
 
Con l'aiuto di un pezzo di carta ci traccia possibili itinerari, ci indica i villaggi più interessanti, ci dà notizie sui giorni di mercato.
Siamo costretti a rivedere i nostri programmi, a rinunciare a qualcosa per aggiungerne altre: per fare questo dovremo anche spezzare il nostro trekking in due parti per poter essere a Djenné di lunedì, giorno di mercato, che il signor De Weerd ci suggerisce di non perdere assolutamente.
Si tira fino a tardi, nonostante la stanchezza accumulata per il viaggio: quindi ci sistemiamo con i nostri materassini e con i sacchi a pelo davanti alla veranda della sua casa per trascorrere la notte.
Il giorno dopo gli impegni per organizzare la nostra permanenza in Mali ci consentono una rapida visita alla capitale.
Le origini di Bamako sono lontane al punto che sono state trovate delle presenze umane che risalgono all'età della pietra in una grotta (al Point G) su una parete della quale ci sono delle pitture rupestri e numerosi ideogrammi restati senza spiegazione. Nella grotta non è possibile entrare.
Comunque Bamako, che nel passato era chiamata anche Koulouba, doveva essere poco più di un modesto villaggio sulla sponda del Niger.
Alla fine del XVIII secolo era divisa in alcuni quartieri: c'era quello dei mercanti di sale e di schiavi e, sulla riva del fiume, quello abitato dai pescatori Bozo.
Nel 1882 i francesi occuparono Bamako e nel 1883 vi costruirono un fortino, poi nel 1904 un tratto di ferrovia che venne ampliato nel 1924 arrivando fino a Dakar.
Nel 1908 era diventata la capitale dei Territori dell'Alto Senegal-Niger e nel 1920 capitale della colonia del Sudan.
In città, oltre che capire come raggiungere Mopti l'indomani e cercare delle macchine con autista per il viaggio, dobbiamo acquistare anche le provviste che ci serviranno nei prossimi giorni e questo ci porta diretti al grande mercato centrale.
 
Il mercato di Bamako.
Al mercato di Bamako questo negoziante non pagava le tasse!
 
 
Il mercato si trova in un edificio in stile neo-sudanese a pianta triangolare nel quale si accede attraverso le porte collocate ai vertici. All'interno si incontrano delle gallerie con i negozi e la tipica folla di gente e venditori con le loro attività come in tanti mercati in giro per il mondo: tessuti colorati, bigiotteria, utensili per la casa, stoviglie, vasi di terracotta, macellerie. Una cosa ancora non avevo visto in giro per il mondo: un negozio chiuso con un cartello eloquente: «Chiuso per il mancato pagamento delle tasse»!
Nel grande patio scoperto sono disposti  venditori di frutta, legumi e verdure.
In mezzo a questa colorata umanità, c'è chi trova il modo per farsi acconciare i cappelli o farsi riparare una pentola.
 
Al mercato c'è anche il tempo per sistemare l'acconciatura!
 
I due gruppi di tessitori: uno di fronte all'altro.
Poco lontano dal mercato, su uno spiazzo, sono schierati i tessitori. Saranno una ventina, divisi in due gruppi uno di fronte all'altro con i loro piccoli telai protetti dal sole con una tettoia.
I due gruppi che si fronteggiano sembrano idealmente uniti dai fili di cotone che, tesi, dalle matasse arrivano fino ai loro telai.
 
I fili colorati di cotone sembrano unire i due gruppi di tessitori che si fronteggiano sul piazzale.
 
I tessitori sono tutti uomini. Quello del tessere è un lavoro prettamente maschile, forse perché nelle credenze religiose l'atto della tessitura rappresenta un qualcosa che appartiene alla divinità e per questo è riservato solo agli uomini.
Secondo i Dogon, ad esempio, la tessitura rappresenta il fluire della parola rivelatrice che il Settimo Genio doveva trasmettere all'uomo: nella sua bocca stavano ottanta fili di cotone suddivisi tra i suoi denti superiori che utilizzava come fosse il pettine del telaio per formare l'armatura dispari dell'ordito e tra i denti inferiori per preparare i fili pari.
 
Un tessitore al lavoro.
Aprendo e chiudendo la bocca il Genio compiva i movimenti dei licci del telaio.
Mentre i fili si incrociavano e si separavano, la punta della lingua spingeva il filo della trama ed il tessuto fuori della bocca ed in questo modo il Genio parlava all'uomo perché le sue parole erano intessute nei fili ed erano tutt'uno con il tessuto.
La parola con cui il Settimo Genio istruiva l'uomo era il tessuto ed il tessuto stesso era la parola.
Tutto questo avveniva di giorno perché se si fosse fatto di notte sarebbe risultato un tessuto (cioè una parola) di silenzio e di ombra. E' per questo che la filatura e la tessitura sono lavori diurni.
Ci rechiamo quindi presso la chiesa della missione cattolica di Bamako: è il 28 dicembre, con il Natale passato da soli tre giorni; naturalmente nella chiesa è allestito un piccolo presepio dove vediamo i personaggi vestiti alla maniera locale dediti ai lavori quotidiani delle donne e degli uomini africani, come pestare il migio nel mortaio servendosi di un lungo maglio.
 
Un presepio "africano" nella chiesa della missione cattolica di Bamako.
 
Tramonto su Niger vicino a Bamako.
Lo scopo della nostra visita è quello di informarci sulle altre missioni che possiamo incontrare nel nostro viaggio al fine di poter ottenere ospitalità.
Quindi con la Land Rover della famiglia De Weerd compiamo un'escursione nei dintorni di Bamako, in un luogo dove l'acqua del Niger ha scolpito delle strane configurazioni nella roccia che in questo punto è grigia, quasi nera, come fosse lavica: probabilmente si tratta di arenaria, ma nessuno di noi è un esperto geologo.
 
Configurazioni rocciose scolpite dall'acqua del Niger nei pressi di Bamako.
 
Sulla via del ritorno assistiamo ad uno splendido tramonto sul fiume Niger. Concludiamo la giornata con una cena preparata dalla signora De Weerd a base di pollo accompagnato da una meravigliosa salsetta in agrodolce con cipolla e pepe.
Domani ci aspetta un lungo trasferimento da Bamako a Mopti di circa 650 chilometri.
 
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Pagina aggiornata il 20 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo