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México y Yucatán

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   Viaggio effettuato nel gennaio-febbraio 1993
   
La Piramide della Tomba del Gran Sacerdote a Chichén Itzá.
Imbocchiamo il sentiero che ci porta verso la parte meridionale delle rovine: da qui in poi troveremo, con qualche eccezione, la vecchia Chichén Itzá, quella preesistente all'ultima "invasione" tolteca.
Incontriamo la piramide della Tomba del Gran Sacerdote che si presenta come un ammasso di rovine: infatti questa non è stata restaurata, ma comunque è stata esplorata scoprendo in questo modo una grotta sulla quale venne costruita in stile Puuc con elementi toltechi questa piramide. Nella grotta venne trovata una sepoltura che si credette appartenesse ad un importante sacerdote, da cui il nome che venne dato a queste rovine.
Salendo, con attenzione, sui resti della piramide si può scorgere sulla sua sommità il cunicolo attraverso il quale gli archeologi hanno esplorato il suo interno scoprendo i resti umani. Per questo motivo il luogo è anche chiamato ossario.
 
Sulla sommità della Piramide della Tomba del Gran Sacerdote si apre un cunicolo che conduce alla tomba.
La zona meridionale del sito archeologico di Chichén Itzá è anche quella più antica: a sinistra spicca la torretta de "el Caracol", sul fondo verso destra il Palazzo delle Monache .
 
Vicino c'è una costruzione detta Casa Colorada, così chiamata dai conquistadores per via della pittura rossa con cui era dipinto l'interno.
Entro anche io e cerco di vedere i resti di questa pittura aiutandomi con la torcia elettrica, ma ci vuole molta fantasia per scorgere del rosso; si vede soprattutto del verde, dovuto a umidità, muffe ed a infiltrazioni d'acqua. Riesco a vedere anche dei glifi incisi su un architrave, ma rinuncio a distinguere il rosso.
In questa zona, dove ci sono anche i modesti resti di uno sferisterio, ci sono le rovine del Tempio del Cervo che deve il suo nome ad un affresco molto deteriorato di questo animale ancora visibile sul lato posteriore fino agli anni Venti del XX secolo. Si può salire anche su questo cumulo di rovine maya e da qui avere una panoramica sulla zona meridionale di Chichén Itzá.
In questa zona si trovano rovine di altri complessi in stile Puuc con qualche elemento di ispirazione tolteca.
Giungiamo così davanti ad un altro monumento-simbolo di Chichén Itzá: el Caracol.
Sappiamo che il suo nome ("caracol" significa chiocciola) richiama la scala a chiocciola attraverso la quale si può salire ai piani superiori.
La pianta de "el Caracol": al centro è indicata la scala a chiocciola che consente di salirvi: le linee rosse "A", "B", "C" e "D" indicano alcuni allineamenti astronomici.
Si tratta di un osservatorio astronomico. Oggi vediamo il risultato di quelle che sono state successive fasi di ricostruzioni e rimaneggiamenti avvenuti in periodo tolteco.
L'edificio presenta una pianta circolare, una forma assolutamente estranea all'architettura maya classica, se si esclude una torre cilindrica scoperta nell'area del Rio Bec ancora soggetta a studi, ma presente in questa epoca nell'altopiano messicano.
 
Il "Caracol" di Chichén Itzá era un vero e proprio osservatorio astronomico.
 
Questo edificio conserva tutte le caratteristiche costruttive dell'abilità maya, come le pietre perfettamente lavorate ed incastrate tra loro, l'uso della volta a mensola, gli elementi decorativi delle cornici ed i mascheroni di Chac. Ma non mancano gli apporti toltechi: serpenti piumati, teste di guerrieri toltechi, le sculture decorative che in origine coronavano l'osservatorio.
Il corridoio circolare all'interno de "el Caracol".
 
La torretta d'osservazione del "Caracol" da dove venivano fatte le osservazioni astronomiche.
 
All'interno ci sono due corridoi circolari concentrici attorno ad un corpo centrale entro il quale gira la scala a chiocciola
Attraverso la scala si raggiunge una stanza, parzialmente distrutta, che doveva essere il cuore dell'osservatorio: le finestre che ancora esistono sono allineate su traguardi astronomici significativi.
 
Il corridoio circolare all'interno de "el Caracol".
Il Palazzo (o Casa) delle Monache (in spagnolo "Edificio de las Monjas") a Chichén Itzá.
 
Continuiamo ad avanzare verso Sud; guardandoci alle spalle vediamo che la grande spianata della piramide di Kukulkán si sta animando di turisti: sono quelli arrivati con i voli da Cancún. Finora siamo stati pressoché soli ed indisturbati a visitare le rovine ed abbiamo messo un buon spazio tra noi e loro.
Mentre siamo diretti al Palazzo delle Monache penso che possiamo restare tranquilli: la maggior parte di quei turisti si fermerà a el Caracol; saranno pochi quelli che proseguiranno.
Gli edifici in mezzo ai quali ci troviamo sono quelli più antichi di questa zona e pertanto non sono stati toccati dalla successiva influenza tolteca: sono in stile maya classico, Puuc e Chenes.
Il Palazzo (o Casa) delle Monache (Edificio de las Monjas) naturalmente non ha mai ospitato alcuna suora: il gran numero di stanze e celle al suo interno ha indotto i conquistadores ad assimilarlo ad un convento.
D'altra parte ci sono veramente tantissime stanze, tanto è vero che alcune di queste furono occupate nel 1889 dall'esploratore inglese Alfred Percival Maudslay (1850 - 1931) che vi si sistemò durante la sua esplorazione del sito: esiste una sua famosa fotografia che lo ritrae in una di queste stanze, dalla caratteristica volta a mensola, mentre seduto ad un tavolino sta scrivendo degli appunti.
 
L'esploratore inglese Alfred Percival Maudslay fotografato all'interno del Palazzo delle Monache dove aveva sistemato il proprio quartier generale.
L'edificio più antico nascosto dentro il Palazzo delle Monache: venne scoperto per errore.
 
Il Palazzo (o Casa) delle Monache (in spagnolo "Edificio de las Monjas") a Chichén Itzá.
 
Oggi si ritiene generalmente che questo edificio fosse una sorta di corte del sovrano di Chichén Itzá.
Una carica di dinamite troppo potente fece fare un'altra scoperta.
Si stava disboscando la foresta per liberare le rovine dall'invasione di piante e radici aiutandosi anche con piccole cariche di esplosivo. Fu mal calcolata la potenza di una carica di dinamite che così, oltre ad abbattere gli alberi, danneggiò  il Palazzo delle Monache facendone crollare parte dell'angolo occidentale. Si venne a scoprire in questo modo che l'edificio visibile ne nascondeva un altro al suo interno: si trattava di un edificio preesistente più antico che fu poi conglobato nel successivo attuale palazzo.
La ferita inferta dalla dinamite è ancora visibile, come è visibile l'edificio più vecchio sottostante liberato dall'esplosivo. Basta sapere dove andare a guardare.
Una immagine d'assieme del "Templo de los Tableros" di Chichén Itzá.
Sul lato opposto, quello orientale del palazzo delle Monache, troviamo una serie di costruzioni in stile Puuc e Chenes.
Un gioiellino è rappresentato dalla piccola costruzione detta Iglesia dove non solo la decorazione presenta mascheroni di Chac con figure zoomorfe stilizzate di serpenti, armadilli e tartarughe, ma si innalza poggiata sulla facciata una "cresta", la cosiddetta "cresta volada".
 
La facciata (purtroppo in ombra) della "Iglesia" di Chichén Itzá.
 
Girando attorno incontriamo ancora il Templo de los Tableros e, quasi immerso nella foresta, lo Akab-Dzib: è un complesso composto da diciotto stanze. Deve il suo nome ad una iscrizione incisa sopra una porta che a tutt'oggi non è stata decifrata: Akab-Dzib significa infatti "scrittura oscura". Viene ritenuta la più antica costruzione di Chichén Itzá. Alcuni ambienti risalirebbero al secondo secolo della nostra era.
Volendo visitarli, ci sarebbero dei resti della vecchia Chichén Itzá (Chichén Viejo) ad una mezz'ora di strada da percorrere a piedi, ma sarebbe consigliabile, per non correre il rischio di perdersi, disporre di una guida. Inoltre la nostra visita si è già protratta per oltre tre ore.
Rientriamo dunque in albergo a recuperare i bagagli che avevamo lasciato in deposito e prendiamo la strada verso Mérida.
Un porticato costruito sopra una tomba del cimitero di Hoctún con Gesù e due angeli.
Il viaggio durerebbe solo un'ora e mezza, ma così saremmo con esagerato anticipo all'aeroporto per il volo su Città del Messico. Quindi lo compiamo con estrema tranquillità, senza fretta, ed infatti subito a Piste ci fermiamo per mangiare, fare qualche acquisto di artigianato, tequila, souvenir, magliette, tappetini...
A Libre Union ci fermiamo ancora: proprio a fianco della strada c'è un piccolo cenote che sembra abbastanza profondo. Come ho già detto i cenotes sono un fenomeno geologico molto frequente nello Yucatán, e questo lo testimonia.
 
Il piccolo cenote di Libre Union, vicino alla strada che porta a Mérida.
 
Qualcuno scopre in un negozio di alimentari nei pressi del cenote un miele artigianale molto buono, così tutto il gruppo si mette in fila per acquistare questo miele!
A Hoctún ci fermiamo nuovamente. Infatti la strada passa a fianco del cimitero di questo paese e, attirati dalla stranezza e dai colori delle tombe, chiediamo a Víctor di fermarsi.
 
Le bizzarre tombe del cimitero di Hoctún.
Il motivo più ricorrente per le tombe del cimitero di Hoctún è la piramide di Kukulkán.
 
Nel cimitero di  Hoctún c'è anche una tomba con sopra un porticato con orologio.
 
Passeggiando per il cimitero di Hoctún vediamo le tombe dalle forme più bizzarre: più comuni sono le tombe con sopra la riproduzione della piramide di Kukulkán, a volte con l'aggiunta sulla sommità di un angioletto addolorato in preghiera, ma c'è anche la tomba a forma di palazzo municipale, con l'orologio pubblico, quella con la riproduzione di una casa in stile alpino, o quella con un portico, per non parlare della tomba sovrastata dalla Torre Latinoamericana, il grattacielo di Città del Messico! Insomma, tombe un po' strane e comunque sempre colorate con tinte vivaci.
 
Una tomba fatta a forma di casetta.
 
Tra tutte le tombe del cimitero di  Hoctún spicca quella a forma della Torre Latinoamericana, il grattacielo di Città del Messico.

Poco prima delle quattro siamo all'aeroporto di Mérida. Ci salutiamo con Víctor Villalobos che è stato un ottimo autista, riservato, disponibile, puntuale e preciso, da consigliare veramente a tutti.
Il volo MX 300 della Mexicana in un'ora e mezza ci porta a Città del Messico. All'aeroporto prendiamo 4 taxi, che prenoto anche per domani per fare il percorso inverso, che ci portano all'Hotel Avenida, lo stesso dove eravamo stati all'inizio di questo viaggio, che avevo prenotato prima di lasciare Città del messico dieci giorni fa.
Prenoto anche la camera per Raffaella ed Antonella per quando ritorneranno dal loro prolungamento sulle spiagge dei Caraibi e prenoto una camera anche per me, per quando tornerò dal mio prolungamento a Guadalajara. I taxi per domani sono già fissati e con una telefonata prenoto per noi il ristorante Sanborn's, che avevamo già frequentato più volte, trovandoci sempre benissimo.
Concludiamo così questo bellissimo viaggio con uno stupendo gruppo di compagni con una lussuosa cena da Sanborn's.
La cronaca delle ultime ore del giorno dopo è la cronaca dei saluti.
Sveglia alle sei ed alle sette i quattro taxi che avevo prenotato sono puntuali al nostro albergo. In quaranta minuti siamo all'aeroporto.
Un compagno del gruppo si fermerà poi a New York, io avrò il volo per Guadalajara alle 9.10, le ragazze di Rovigo, Antonella e Raffaella, sono ancora sul mare dei Caraibi e rientreranno posticipate di una settimana, i rimanenti hanno il volo per l'Italia.
Al check-in ci separiamo: loro lo fanno per New York, io lo ho su Guadalajara.
Prima che loro entrino nell'area dei voli internazionali (il mio è un volo nazionale) ci scambiamo gli ultimi saluti ed abbracci. Ci siamo già dati appuntamento per un incontro di fine viaggio sulla riviera romagnola.
Lasciati così i miei compagni di viaggio nell'area dei voli internazionali dell'aeroporto di Città del Messico, mi dirigo nella zona dei voli nazionali per imbarcarmi sul volo delle 9.10 della Mexicana per Guadalajara. Là incontrerò Gemma, sua sorella Anna alla quale due giorni fa è nato il suo secondo figlio, quando io ero a Chichén Itzá, e la famiglia di lei.
 
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Pagina aggiornata il 23 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo