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México y Yucatán

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   Viaggio effettuato nel gennaio-febbraio 1993
   
A Subteniente López troviamo la deviazione per Chetumal, ma noi invece svoltiamo a sinistra, tenendo a destra il lago Bacalar che costeggiamo; sebbene lo chiamino lago, in realtà è una laguna. A Felipe Carillo ci fermiamo per quaranta minuti approfittando del fatto che Víctor deve rifornire il bus. Così ci riforniamo anche noi, mangiando qualcosa in paese.
Alle 17.45 finalmente arriviamo a Tulum. Portandoci verso la costa, dove ci sono le rovine, il traffico è divenuto caotico rispetto a come era tredici anni fa: parcheggi pieni di autobus turistici e macchine. Anche la città moderna è cresciuta molto.
Víctor è pessimista: in questa stagione, quando gli americani scendono a svernare nello Yucatán, senza aver una prenotazione è difficile trovare posto, anche nei bungalow.
D'altra parte io non ero riuscito a prenotare nulla, perché non avevo alcun contatto telefonico o indirizzo preciso: sono strutture che nascono anche senza una linea telefonica e magari hanno come riferimento solo un numero di cellulare.
La nostra ricerca dura più di un'ora, chiedendo praticamente a tutti i campeggi con bungalow della costa. Alla fine troviamo una sistemazione più che spartana alle Cabañas Gato's Bar: per la prima notte non c'è posto per tutti, ma possono sistemare delle amache per aumentare i posti nelle capanne che possono assegnarci.
L'alba sul mare dei Caraibi a Tulum.
Ci fermiamo al loro ristorante per una cena a base, naturalmente, di pesce, poi domani si vedrà: se ci trovano una sistemazione migliore possiamo anche continuare a rimanere qui, oppure possiamo cercare con calma, già dalla mattina, delle altre cabañas.
Siamo davanti al mare, ma alla notte fa freddo: infatti scende il sole e soprattutto comincia a soffiare un vento fresco. Le cabañas sono molto spartane, hanno le pareti in legno e tronchi, piene di fessure che lasciano passare il vento.
 
Alla notte fa un freddo cane dormire sulle amache nelle cabañas!
 
E attenzione alle amache! Infatti se in un letto basta coprirsi sopra per stare riparati, dormendo in amaca, che in pratica è fatta di rete, bisogna coprirsi sopra e sotto, altrimenti ci si ritrova la schiena al freddo e di notte, ripeto, fa veramente freddo.
La sveglia per tutti noi è prima dell'alba: vogliamo infatti ammirare i colori del cielo al sorgere del sole.
Siamo decisamente tutti molto assonnati: ieri abbiamo fatto molte ore di viaggio e poi dopo cena si è restati a chiacchierare un bel po'. Abbiamo dormito tutti poco, e qui l'alba arriva presto.
Passeggiamo sulla spiaggia che è ancora buio, coperti con un maglione o una giacca antivento.
Poi lentamente il cielo comincia ad illuminarsi di bagliori di tutti i colori e con esso qualche velatura nuvolosa dà l'effetto di una pennellata sul cielo. Dire che è rosa è dire nulla: è rosa, rosso, persino verde e poi viola mentre il disco arancione del sole comincia a fare capolino sull'orizzonte. A questo punto il cielo comincia a farsi coraggio e cerca di diventare azzurro.
 
L'alba sul mare dei Caraibi a Tulum.
Non abbiamo più sonno e non possiamo restare indifferenti a quello spettacolo. Poi rientriamo nelle nostre cabañas, a poltrire ancora un po' e finalmente ci alziamo per prendere la colazione.
Il gruppo non ha molta voglia di traslocare in un'altra struttura di bungalow e preferisce fermarsi qui: l'ambiente ci fa sembrare tutti un po' dei Robinson Crusoe.
Intanto ricevo assicurazione che per questa sera ci daranno due bungalow in più, così potremo allargarci e lasciare una cabaña che aveva troppe manchevolezze.
Nel frattempo una parte del gruppo va a cercare una barca per farsi portare fino alla barriera corallina. Io, con altri, vado in paese in autobus con Víctor: c'è chi deve andare in posta, chi è alla ricerca di un telefono, chi deve cambiare soldi. Io ne approfitto per prenotare l'albergo a Chichén Itzá per dopodomani e poi si va con Raffaella ed Antonella, le due amiche di Rovigo, alla stazione degli autobus per informarci sugli orari e sui prezzi degli autobus di linea: noi infatti le saluteremo qui a Tulum perché loro hanno il prolungamento di una settimana sulla data del volo di ritorno per trascorrerla sulle spiagge dello Yucatán. Quindi per tornare a Mérida per prendere l'aereo dovranno arrangiarsi con gli autobus di linea.
A mezzogiorno siamo finalmente in spiaggia anche noi quando arrivano anche i reduci dalla barriera corallina. Hanno fatto immersioni, sono soddisfatti anche se la barriera non era un granché e c'erano molti coralli morti, pare a seguito di un ciclone che la ha devastata.
Questa sera cambiamo ristorante: si va ad uno carinissimo presso le attrezzate Cabañas Ana y Jose, due o tre chilometri oltre le nostre: anche qui magnifico pesce fresco in un ambiente più alla moda.
Il "Castillo" di Tulum sullo sperone di roccia che si protende sopra il mare dei Caraibi.
Il giorno dopo con una parte del gruppo vado a visitare le rovine di Tulum. E' meglio farlo presto, appena aprono, perché dopo, ad una certa ora, arrivano decine e decine di autobus turistici che scaricano americani (ma anche inglesi) che sono in vacanza nei centri vicini di Cancún, di Playa del Carmen, di Akumal per fare l'escursione archeologica. Li avevo visti ieri, verso le 11, quando ero stato in paese per le commissioni.
Mentre il gruppo dei sub si fa portare da Víctor ad Akumal per fare là le immersioni, noi ci incamminiamo di primo mattino lungo la spiaggia per arrivare alle rovine giusti all'apertura.
Camminando sulla sabbia candida della spiaggia con a destra un oceano dall'acqua trasparente d'un azzurro luminoso, vedendo lo sperone di roccia isolato proteso sul mare con sopra i resti del Castillo, non possiamo fare a meno di pensare che i Maya si erano scelti proprio un bel posto per costruirvi la loro città.
I primi europei a vederla furono i duecento uomini delle quattro navi della spedizione di Juan de Grijalva che erano partite da Cuba nell'aprile 1518.
Juan de Grijalva era nipote di Diego de Velásquez, governatore di Cuba, il quale era restato molto colpito dai racconti fatti sulle ricchezze di quelle terre da Francisco Hernández de Córdoba, di ritorno da una sfortunata spedizione nel 1517. Il pilota della spedizione di Juan de Grijalva era Anton de Alaminos, che era stato anche pilota di quella di Córdoba.
Il panorama dall'alto del "Castillo".
Costeggiando nel maggio 1518 queste coste dello Yucatán, il cappellano della spedizione scrisse nel proprio diario di aver visto «...tre grandi città separate l'una dall'altra da un paio di miglia....» Inoltre «...ci erano molte case di pietra (...) scorgemmo una città così grande che Siviglia non sarebbe sembrata più considerevole (...) vi era una grandissima torre; sulla spiaggia si accalcava una gran folla di indiani recanti due stendardi che venivano alzati ed abbassati per segnalarci di accostare a riva.»
Effettivamente vi erano quattro città, Xelha, Soliman, Tulum (anticamente chiamata Zama) e Tancah che erano così vicine da poter dare l'impressione, viste dal mare, che si trattasse di un'unica città.
Sempre per mare, qui arrivarono nel 1842 John Lloyd Stephens con il dottor Samuel Cabot jr. e Frederick Catherwood: quest'ultimo, nei pochi giorni di permanenza, tracciò la pianta del sito e disegnò almeno sette degli edifici principali.
Ma la vera esplorazione archeologica di Tulum iniziò solo ottant'anni dopo, per merito di Samuel K. Lothrop.
Le origini di Tulum sono sicuramente molto più antiche di quanto vediamo di ciò che resta oggi. Alcuni la fanno risalire al 564 d. Cr. Costituiva uno dei tanti baluardi difensivi posti lungo la costa orientale dello Yucatán, che comprendeva anche alcune isole, come Isla Mujeres e Cozumel.
L'aspetto che presenta oggi è quello di una roccaforte difensiva di epoca post-classica cinta di mura su tre lati e difesa sul quarto lato dallo strapiombo dello scoglio sul mare. La rupe è protetta inoltre da una barriera di cactus e di altre piante spinose.
All'arrivo degli Spagnoli era ancora abitata.
Le pareti inclinate verso l'esterno, la fascia superiore sporgente e la trapezoidale contribuiscono a dare un aspetto "a fungo" al profilo del tempio degli Affreschi". 
Siamo praticamente i primi ad entrare nelle rovine attraversando la cinta muraria del recinto exterior proprio per l'antica porta che dava l'accesso all'area del Castillo.
Per prima cosa, trascurando momentaneamente gli altri edifici che incontriamo lungo il percorso, puntiamo alla volta del Castillo. Con rammarico devo constatare che l'edificio è precluso alla visita, come pure altri monumenti. Tredici anni fa vi si poteva accedere liberamente. Bisogna considerare che fra un paio d'ore questo luogo accoglierà una massa di turisti enorme che veramente distrugge, consumandoli, i luoghi d'arte.
Sugli edifici si nota l'influenza maya-tolteca che Chichén Itzá ha esercitato per alcuni secoli su questa regione. Tuttavia l'architettura di Tulum ha un proprio stile: una particolarità è quella di dare un profilo concavo agli edifici. Le pareti sono leggermente inclinate, dal basso verso l'alto verso l'esterno e le fasce superiori delle facciate aumentano questa curvatura dando al profilo di certi edifici un aspetto svasato, quasi "a fungo".
 
Anche il "Castillo" di Tulum mostra la caratteristica delle pareti incurvate verso l'esterno, dal basso verso l'altro.
 
In alcuni casi, come nel Tempio del Dio Discendente, l'apertura della porta è leggermente trapezoidale, aumentando otticamente l'effetto concavo dell'assieme.
Proprio il Tempio degli Affreschi è un altro di quegli edifici nei quali non si può più entrare. Così devo rimettermi al ricordo di tredici anni fa ed alle foto che feci allora, per quanto riguarda quelle pitture che costituiscono sempre una rarità tra quello che si è tramandato fino a noi dei Maya.
Qui poi la rarità è maggiore se pensiamo che si sono mantenute fino ad oggi nonostante gli effetti della salinità dell'aria, trovandoci sull'oceano. Allora viene da pensare che sarebbe un delitto, dopo che questi affreschi si sono conservati per secoli, lasciarli sparire in una decina d'anni di turismo di massa.
Continuiamo a passeggiare tra le rovine non sapendo se avere maggiore attenzione per queste piuttosto che alla fantastica posizione del luogo.
Notiamo l'immagine del Dio Discendente realizzata a stucco ripetuta su più di un tempio: è rappresentato a testa all'ingiù con le gambe divaricate in aria, con coda d'uccello e piume sulle braccia, con le mani giunte o ravvicinate. Non si sa molto di questa divinità e del relativo culto: forse poteva essere ispirata dalla pioggia o dal raggio di sole, entrambi che fecondano la terra.
 
 
Certo che vedendo questa immagine, in questo luogo, viene da pensare che anche la divinità non sia restata indifferente alla bellezza di questo mare ed abbia deciso di tuffarvisi dentro!
La giornata trascorre così, tra le rovine archeologiche, il mare, la sabbia e le nuotate.
Alle cinque arrivano i nove che si erano fatti portare ad Akumal: sono entusiasti dell'escursione, hanno trovato una barriera corallina di gran lunga migliore di quella di Tulum ed una spiaggia molto ordinata e confortevole, molto turisticizzata con prezzi molto alti, quasi proibitivi.
Al ritorno si sono fermati a visitare il Castillo di Tulum e, nonostante mancasse un'ora alla chiusura, l'area era ancora molto affollata.
Terminiamo la serata con una cena, naturalmente a base di pesce, presso le nostre cabañas, al Gato's Bar Restaurante e poi si resta a chiacchierare davanti alla risacca dell'oceano.
L'indomani è l'ultima mezza giornata di mare e cerchiamo di sfruttarla fino in fondo. Poi comincia stancamente l'operazione di ricomporre i nostri bagagli.
Per tutta la mattinata si susseguono le battute, assieme agli abbracci, nei confronti di Antonella e Raffaella, che oggi ci abbandoneranno per fare l'escursione di una settimana su questo mare, cambiando però località.
A mezzogiorno in punto saliamo sul nostro bus e ci fermiamo al terminale degli autobus di linea: qui scendono Raffaella ed Antonella che si spostano in un'altra spiaggia. Ancora abbracci e saluti con le due simpatiche ragazze di Rovigo.
Noi facciamo un po' di spese, soprattutto di frutta, ed a mezzogiorno e mezzo partiamo alla volta di Cobá.
 
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Pagina aggiornata il 23 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo