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México y Yucatán

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   Viaggio effettuato nel gennaio-febbraio 1993
   
Il volo 605 della Mexicana impiega un'ora ed un quarto per arrivare a Mérida.
Ad attenderci c'è Mario Estrada, il nostro corrispondente, che è giunto con due minibus per accompagnarci in albergo: l'albergo che avevo prenotato telefonicamente da Città del Messico è l'Hotel Janeiro.
 
 
Ci sistemiamo nelle stanze; io mi trattengo con Mario Estrada per mettere a punto e verificare l'itinerario che avevo preparato. Quindi provo subito a prenotare telefonicamente l'Hotel Lopez a Campeche, dove contiamo di arrivare domani; alla fine mi faccio convincere dagli altri compagni di viaggio ad uscire per trascorrere il resto della serata  (sono ormai le 10 di sera) al Pancho's Bar con musica, bevande e folklore.
La piramide dell'Indovino (o del Nano) ad Uxmal.
Alla mattina del giorno dopo, con i nostri bagagli ben disposti nella hall dell'albergo, siamo in attesa del bus che ci porterà in giro per lo Yucatán nei prossimi dieci giorni.
Teniamo Umberto a letto fino all'ultimo momento: era già da due giorni che non si sentiva molto bene e questa notte aveva anche un po' di febbre. Evidentemente è restato vittima di una "vendetta di Moctezuma" fulminante!
Alle 8.30 finalmente partiamo con un bus Eurocar da venti posti (ed aria condizionata) dell'agenzia Ruta Maya di Mérida. L'autista che ci accompagnerà per tutto il viaggio è Víctor Villalobos.
In realtà è una falsa partenza, perché dobbiamo cercare una farmacia per acquistare delle medicine per Umberto il quale, lavorando nel laboratorio d'analisi di un ospedale, se le è autoprescritte. Solo che dobbiamo attendere le 9, ora in cui aprono le farmacie.
Umberto avrebbe bisogno anche di una peretta per clisteri, ma è un problema capirsi: come si dirà in spagnolo? Così Umberto prova a fare un disegno. Ne risulta un qualcosa di vagamente erotico-sessuale ma almeno il farmacista, scoppiando in una fragorosa risata, capisce!
La prima tappa del nostro giro nello Yucatán è Uxmal, che raggiungiamo in poco più di un'ora.
Lasciato il bus nell'area di parcheggio, entrando nel sito archeologico incontriamo per prima cosa la piramide dell'Indovino (chiamata a volte anche piramide del Nano).
 
 
Naturalmente tutti i nomi dati agli edifici (qui come in altri siti archeologici, come Chichén Itzá) sono nomi di fantasia, dati dagli europei per qualche assonanza con persone, episodi o cose già conosciute: così, ad esempio, il gruppo di rovine universalmente noto come Quadrilatero delle Monache (Cuadràngulo de las Monjas, in inglese Nuns' Quadrangle) venne così descritto per la prima volta da un europeo nel XVII secolo, Diego López de Cogolludo, nella sua "Historia de Yucatán" (Madrid, 1688); avendo presenti i conventi spagnoli, riferì di una costruzione fatta come residenza delle vergini maya. Da quella volta il gruppo venne quindi identificato come Quadrilatero delle Monache.
Il gruppo al completo (ci ha fotografati il nostro autista Víctor Villalobos) appena ridisceso dalla piramide dell'Indovino di Uxmal.
Anche il termine "palazzo" che viene attribuito a tanti edifici (ad Uxmal, ad esempio, il Palazzo del Governatore) va inteso solo per quanto riguarda il loro imponente aspetto esterno. Non dobbiamo pensare a costruzioni con ampie stanze, saloni e corridoi: i Maya non erano in grado di costruirli, ignorando l'uso della chiave di volta. Abbiamo muri di grande spessore, aperture (porte e finestre) di dimensioni piuttosto limitate e spazi interni angusti, più lunghi che larghi e molto alti, essendo i Maya costretti ad avvicinare due muri contrapposti fino quasi a chiudersi in alto, proprio per la non conoscenza dell'arco e della chiave di volta.
Sono qui ad Uxmal dopo 13 anni dalla mia precedente visita: il luogo è sempre magico ed affascinante. Naturalmente cominciamo subito dalla piramide dell'Indovino, a pianta ovale, sulla quale saliamo per una ripida scalinata per poi scendere da quella sul lato opposto.
 
La foto non rende l'idea di quanto siano ripidi gli scalini per giungere alla sommità della piramide dell'Indovino di Uxmal.
 
Dall'alto della piramide ammiriamo le rovine di Uxmal. Siamo nello stesso punto dal quale le vide per la prima volta il moderno scopritore John Lloyd Stephens, nel giugno 1841, il quale avrebbe scritto: «Con mio sbalordimento, mi trovai subitaneamente in una vasta spianata costellata da cumuli di rovine, con grandi edifici innalzati su terrazze e costruzioni piramidali; maestosa e in buono stato di conservazione, riccamente decorata, senza che neppure un cespuglio ne ostacolasse la visione e quasi uguale, per l'effetto pittoresco, alle rovine di Tebe (...) sul Nilo.»
 
Dall'alto della piramide dell'Indovino si può godere dello stesso panorama che ammirò John Lloyd Stephens nel 1841: sullo sfondo la Grande Piramide, davanti, a sinistra, la piattaforma su cui poggia il Palazzo del Governatore e la Casa delle Tartarughe (a destra).
 
Uxmal significa "fondata tre volte" ed è uno di quei casi in cui il nome che diamo oggi alle rovine è lo stesso nome con cui era conosciuta l'antica città fra i suoi abitanti: in genere non è così; alle rovine venivano spesso dati arbitrariamente dagli archeologi nomi ripresi dalla vicina città, da un nome geografico; è il caso, ad esempio, di Palenque e di Copán. Questo quando non è noto il nome primitivo.
D'altra parte Uxmal era ancora abitata al tempo dell'arrivo degli spagnoli.
Il missionario Diego López de Cogolludo nella seconda metà del XVII secolo aveva visitato Uxmal quando la città portava ancora «...tracce evidenti delle offerte di cacao e di copale, che è il loro incenso, bruciato poco tempo prima, il che provava atti di superstizione o d'idolatria commessi di recente, fra tutti quanti erano sul posto.» ("Historia de Yucatán", Madrid, 1688).
Tutto sommato di Uxmal si conosce molto di più rispetto a quello che sappiamo di altre rovine precolombiane. Sappiamo, ad esempio, che si era alleata nella lega di Mayapán nel Katun 2 Ahua (cioè nel 987 d. Cr.).
Anche della piramide su cui ci troviamo si sa molto su cosa c'è sotto.
L'attuale piramide è sovrapposta ad altre che, una dopo l'altra, sono state edificate sopra la precedente aumentando d'altezza. Complessivamente ci sono cinque templi: quello più interno, il più antico, si può far risalire al 569 d. Cr. Questa infatti è la datazione che si è ricavata (con l'approssimazione di più o meno 50 anni) con il metodo del carbonio 14 analizzando una trave di legno che si trovava in quel tempio, fissando in questo modo anche il periodo del massimo apogeo di questa città, tra il 600 ed il 900 d. Cr.
Decorazioni in stile Puuc sugli edifici del Quadrilatero delle Monache di Uxmal.
 
Una casa di contadini in legno e paglia nello stato di Quintana Roo, nella parte orientale della penisola dello Yucatán.
Dall'alto rivedo anche il Quadrilatero delle Monache, formato da quattro edifici con un ricco apparato ornamentale, diverso per ciascun edificio.
Ridiscendiamo dunque dalla piramide, questa volta utilizzando l'altra scalinata, ugualmente accidentata e ripida, ed entriamo attraverso una delle grandi aperture (sarebbe improprio chiamarle "archi") tipiche della regione.
Qui emerge lo stile Puuc in tutta la sua purezza, come nelle file verticali di mascheroni raffiguranti il dio Chac, nelle decorazioni della fascia superiore, nelle modanature tagliate obliquamente con una stretta fila di junquillos stilizzati.
Naturalmente di questi antichi popoli noi vediamo solo i resti dei loro edifici costruiti con materiale durevole: sono piramidi, templi, costruzioni civili e religiose, ma non ci resta nulla di quello che era l'abitazione, la casa, della gente comune.
Questa non era molto diversa dalle case del contadino maya di oggi, le chozas. Infatti vediamo delle capanne in pietra poste come decorazione dell'edificio nord del complesso del Quadrilatero.
 
Una casa di legno e paglia raffigurata in pietra su una decorazione di un edificio del Quadrilatero delle Monache.
 
Anche se probabilmente il bassorilievo voleva indicare un tempio (in origine i templi erano costruiti in legno e solo più tardi venne impiegata la pietra), non era diverso da una casa. Quindi questa è la raffigurazione della casa della gente normale, del popolo.
Così continua ad essere costruita la casa dei contadini più poveri dello Yucatán, come quella che ho fotografato tredici anni fa nello stato del Quintana Roo.
La parte centrale del Palazzo del Governatore di Uxmal.
Un altro monumento importantissimo da non perdere qui ad Uxmal è il cosiddetto Palazzo del Governatore. Ci arriviamo percorrendo un sentiero che passa attraverso uno sferisterio per il gioco della pelota.
 
Un "marcador" su una parete dello sferisterio del gioco della pelota di Uxmal.
 
Il Palazzo del Governatore è sicuramente uno degli edifici più interessanti dell'architettura mesoamericana precolombiana. E' lungo un centinaio di metri e poggia su una piattaforma artificiale.
Le tartarughe scolpite a tutto tondo danno il nome a questo edificio, la "casa da las tortugas" (Casa delle Tartarughe). 
La parte centrale è la più importante (è anche la più larga): da essa parte un motivo trapezoidale a rilievo dal quale a sua volta si dipartono tutti gli elementi della complessa ed elaborata decorazione che corre su diversi piani di rilievo.
Si aggiunge una fila di mascheroni di Chac che parte rettilinea per poi scendere con un angolo di 45 gradi, continua orizzontalmente per poi risalire e quindi scendere ancora arrivando allo spigolo laterale dove si trova un'altra fila verticale di maschere di Chac.
Tutto l'apparato decorativo (ad eccezione del motivo serpentiforme del listello superiore) si interrompe bruscamente in corrispondenza delle due aperture (chiamate anche "archi", o "falsi archi", o "archi con volta a mensola") incassate che dividono in tre parti il corpo dell'intero complesso.
 
Una delle due aperture rientranti che dividono in tre parti il palazzo del Governatore di Uxmal.
 
Sull'ampia spianata di fronte al palazzo è collocato un Chacmool ed una colonna spezzata: alcuni vedono in quest'ultima un simbolo fallico, non estraneo alla cultura di queste popolazioni, ma è interessante notare che potrebbe avere un preciso riferimento astronomico.
Sulla piattaforma su cui si eleva il palazzo vediamo anche la Casa delle Tartarughe: un edificio che in realtà si incontra appena si sale sulla piattaforma, ma sul quale ci si intrattiene solo ora.
Il suo nome è giustificato da alcune tartarughe scolpite a tutto tondo sulla fascia superiore della decorazione: una decorazione che, unita al fregio costituito da junquillos ed alla cornice di ataduras, appartiene al più classico e puro stile Puuc.
Una panoramica su Uxmal ripresa dalla zona sopraelevata della Grande Piramide e de "el Palomar": a destra la parte posteriore del Palazzo del Governatore, in fondo sulla sinistra il Quadrilatero delle Monache e l'inconfondibile sagoma della piramide dell'Indovino.
Arriviamo quindi alla Grande Piramide e da qui raggiungiamo la casa delle Colombe (el Palomar), un edificio che fa parte di un altro quadrilatero, del quale oggi resta ben poco.
La struttura è coronata in alto da una specie di "cresta" traforata, mantenutasi pressoché intatta: vista da lontano dà proprio l'impressione di sembrare una colombaia.
 
La "cresta" de "el Palomar" spunta appena tra la vegetazione.
 
Dopo aver ammirato da una posizione sopraelevata le rovine di Uxmal da una diversa prospettiva rispetto a quella di prima, quando eravamo sulla piramide dell'Indovino, rinunciamo a spingerci fino alla Piramide della Vecchia ed al Tempio dei Falli e facciamo ritorno per una via diversa: i sentieri sono poco battuti ed a tratti si confondono con la vegetazione.
Attraversiamo quindi la zona chiamata el Cementeiro a causa di certi bassorilievi che rappresentano teschi ed ossa incrociate. Probabilmente si trattava di uno Tzompantli.
Troviamo anche il tempo di mangiare qualcosa e così alle 13 in punto siamo già dentro il nostro bus pronti per ripartire.
 
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Pagina aggiornata il 23 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo