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México y Yucatán

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   Viaggio effettuato nel gennaio-febbraio 1993
   
Lo sferisterio per il gioco della pelota di Tula.
 
Un Chacmol di Tula, purtroppo acefalo.
 
La piramide di Quetzalcoatl (o tempio di Tlahuizcalpantecuhtli) di Tula con il vestibolo in primo piano, il cui colonnato assomiglia a quello del Tempio dei Giaguari di Chichén Itzá.
 
Bassorilievi con giaguari ornano le pareti del Tempio di Tlahuizcalpantecuhtli a Tula.
L'indomani alle sette e mezza giriamo attorno al Zocalo alla ricerca di un bar, di un negozietto, di un baracchino qualsiasi che sia in grado di offrirci un caffè: niente da fare, tutto chiuso. Sono invece già aperte le pasticcerie che presentano in vetrina gigantesche, elaborate e coloratissime torte; ci dobbiamo così accontentare di qualche pasta, tutte veramente di dimensioni extra large.
Alle 8 in punto, come da accordi presi ieri con l'agenzia Viajes Americanos, ci viene a prendere sotto l'albergo Carlos Palma con il suo bus: sarà lui l'autista che ci accompagnerà nelle escursioni di oggi e domani.
In circa un'ora e mezza arriviamo a Tula.
E' domenica e l'ingresso ai siti archeologici è gratuito. Visitiamo il piccolo museo e poi siamo tra le rovine.
Ormai Tula è riconosciuta come l'antica capitale tolteca, ma non fu sempre così: era difficile pensare che Tula potesse essere opera dello stesso popolo che, quasi duemila chilometri più in là, aveva costruito Chichén Itzá.
Fu un viaggiatore francese, Désiré Charnay, che nel 1863 intuì che la mitica capitale tolteca Tollan non fosse da ricercarsi a Teotihuacán, bensì a Tula. L'archeologia messicana fece propria questa intuizione solamente nel 1939.
Effettivamente mancano anche le tracce di una migrazione da Tula verso Chichén Itzá, ma dobbiamo pensare che si trattò probabilmente di una migrazione culturale e di idee. E' innegabile che le due città facessero parte della stessa cultura ed anzi, probabilmente, lo stesso sovrano di Tula Ce-Acatl-Quetzalcoatl divenne Kukulcan nello Yucatán.
Ma a complicare la storia di Tula si mette anche George Kubler che osserva che la corrente migratoria potrebbe anche essersi sviluppata in senso inverso: la piramide ed il colonnato di Tula assomigliano al Tempio dei Guerrieri di Chichén Itzá; si sono trovate figure di Chacmol e di serpenti, ma non c'è nulla a Tula che assomigli al primo periodo dell'arte tolteca di Chichén Itzá.
Le considerazioni, anche un po' provocatorie, di Gerge Kubler farebbero pensare a Tula come derivazione della cultura tolteca di Chichén Itzá. Tuttavia numerose cronache fanno risalire alla fondazione di Tula l'inizio dei grandi sviluppi culturali dell'altopiano messicano dopo la fine definitiva di Teotihuacán.
L'attrattiva principale di Tula è costituita dai quattro "atlanti" posti sulla piattaforma superiore della piramide di Quetzalcoatl (o Tempio di Tlahuizcalpantecuhtli). Essi sono, assieme ad altre colonne, i pilastri che sorreggevano il tempio sulla sommità della piramide. Costruiti ciascuno in quattro pezzi di pietra dura basaltica (il primo a sinistra è una copia, in quanto l'originale si trova al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico) raffigurano dei guerrieri alti 4 metri e mezzo, incarnazione dello spirito militaristico che da questo momento in poi prevarrà nella Mesoamerica.
 
I quattro guerrieri di basalto che, assieme ad altre colonne, sorreggevano il tetto del tempio sulla piattaforma della piramide di Tlahuizcalpantecuhtli a Tula.
 
Il sito non è molto vasto, quindi con tutta tranquillità possiamo girarlo tutto: l'area del Palacio Quemado (il palazzo bruciato, così chiamato perché del tetto sono restati solo dei resti di legno calcificato, conseguenti all'incendio provocato verso il 1168 dai Toltechi dissidenti e dagli invasori Chichimechi capeggiati da Xolotl), la piazzetta nord con il gioco della pelota, il Coatepantli, o "muro dei serpenti", la piazza centrale con una piattaforma-altare dominata dalla Piramide "C" ancora da esplorare e scavare, un altro recinto per il gioco della pelota.
 
Il " Coatepantli", o "muro dei serpenti", che separava l'area sacra dal resto della città di Tula.
   
Già da lontano, arrivando a Teotihuacán, si nota l'enorme mole della piramide del Sole e, più in fondo verso sinistra, la piramide della Luna.
Ripartiamo alle 11.30 ed in un paio d'ore siamo a Teotihuacán.
Il sito archeologico ha tre ingressi ed all'interno percorreremo la lunga "via dei morti": così ci mettiamo d'accordo con l'autista Carlos che ci lascia all'ingresso vicino alla piramide della Luna e ci attenderà dalla parte del museo, che si trova dopo due chilometri, all'altezza della Ciudadela (cittadella), dove termineremo la nostra visita.
Prima della fondazione di Teotihuacán, la vallata era abitata da almeno mille anni da una popolazione agricola sedentaria: gli insediamenti, di tipo tribale, occupavano le posizioni più alte della vallata.
Verso il 300 a.Cr. si erano costituiti alcuni potentati e nei secoli successivi le condizioni di sviluppo furono così favorevoli che la crescita della popolazione aumentò a dismisura, praticamente raddoppiando ad ogni generazione.
Attorno al primo secolo a. Cr. la popolazione ormai abitava la pianura ed almeno la metà risiedeva nell'area che sarebbe diventata Teotihuacán.
Fu proprio una popolazione così numerosa che consentì di elevare la piramide del Sole prima, quella della Luna poi. La realizzazione di tali costruzioni gigantesche richiedeva una vasta mano d'opera: per la piramide del Sole occorse movimentare più di due milioni e mezzo di tonnellate di materiali e per quella della Luna, più piccola, quasi un altro milione di tonnellate.
Nella valle gli altri insediamenti non avevano edifici di culto, perché tutti facevano riferimento a quell'unico centro di culto che era Teotihuacán, "il luogo degli dei" o anche "il luogo dove nascono gli dei".
La "via dei morti" di Teotihuacán vista dalla piramide della Luna, in origine era lunga 5 chilometri e terminava dove ci sono le colline all'orizzonte; sulla sinistra la piramide del Sole e ai nostri piedi, nella piazza della Luna, il recinto con gli altari, probabilmente uno dei luoghi più sacri della città.
 
La piazza e la piramide della Luna di Teotihuacán viste dall'alto della piramide del Sole.
La città occupava più di venti chilometri quadrati con una popolazione che da 75 mila abitanti arrivò a contarne 200 mila, con ulteriori aumenti temporanei in occasione di pellegrinaggi religiosi.
In pratica Teotihuacán era ben più grande della contemporanea Roma imperiale.
Fu favorita dalla sua posizione, un corridoio naturale tra l'altopiano e la pianura, dalla forte attrazione religiosa che esercitava, dalla presenza di un lago vicino, che ora non esiste più, dalle miniere di ossidiana.
Sotto il centro della piramide del Sole si trova una grotta naturale che ha subito delle trasformazioni artificiali. Si tratta di un luogo di culto preesistente alla piramide; anzi, la presenza di questa grotta può aver determinato il luogo su cui costruire la piramide.
Un luogo di culto attira i pellegrini, ma anche abitanti che vivono della presenza dei pellegrini. Così attorno al sovrano, personificazione della divinità, ed ai sacerdoti di massimo rango, stavano i nobili, con funzioni civili e religiose, che frequentavano ed abitavano i templi minori, i palazzi e gli edifici amministrativi. Poi c'erano attori e musicisti, che animavano le cerimonie civili e religiose. Ancora avevamo artisti ed artigiani, che abitavano case spaziose ad un solo piano con un patio, munite di altari. Si tratta di complessi di appartamenti dove ogni famiglia aveva il suo gruppo di stanze con la cucina ed il patio ed erano legate da vincoli di mestiere o di parentela. A Teotihuacán si contano oltre duemila di questi complessi e sono state censite cinquecento botteghe artigiane. Poi c'erano i lavoratori manuali, i servi, gli schiavi.
I pellegrini che entravano in città portavano con loro oggetti e cibi, ma altri ne comperavano in città per riportarli ai loro paesi.
I mercanti portavano così i prodotti (e le idee) di Teotihuacán nelle parti più lontane della Mesoamerica ed a Teotihuacán portavano cotone, cacao, giada, turchesi, penne di strani e rari uccelli tropicali.
Teotihuacán possedeva giacimenti di ossidiana che per quel tempo era come per noi possedere l'acciaio. Il controllo dell'ossidiana fu un altro fattore determinante per far decollare la potenza della città.
Ma a partire dal 650 d. Cr. cominciò la parabola discendente della città. In parte fu dovuta a dissensi interni, forse per il declino della religione, in parte forse per un decadimento delle condizioni ambientali dovuto al forte disboscamento che veniva fatto per ottenere il legno per le costruzioni, in parte forse per la diminuzione dei terreni coltivabili.
In realtà sono solo congetture, perché nulla sappiamo su chi fossero gli abitanti che non ci hanno lasciato scritto nulla della loro storia.
Un affresco nel palazzo del Giaguaro di Teotihuacán.
 
La piramide del Sole a Teotihuacán.
Possiamo dedurre che attorno al 700 d. Cr. parte della città venne bruciata proprio dai suoi stessi abitanti. Forse la potenza politica si era spostata su altri centri, come Cholula, Xochicalco ed El Tajin.
La città si andò svuotando, ma i gruppi vicini coesistendo con gli abitanti superstiti, ne subirono l'influenza. In questo modo andò formandosi il popolo tolteco dove il nome Toltecatl significa artigiano.
Il centro della città, con le piramidi del Sole e della Luna, era diventato quello di una città morta, disabitata, abbandonata, ma tutta la valle di Teotihuacán restò densamente popolata, aumentando ancora durante il periodo azteco dal XIV secolo al 12 agosto 1521 (la data della caduta di Tenoctitlán).
Percorriamo quindi le rovine iniziando dalla piramide della Luna, sulla quale saliamo fino alla piattaforma superiore.
Da qui possiamo ammirare, al di sotto di noi, la grande piazza della Luna, la "via dei morti" lunga oltre due chilometri (ma in origine misurava cinque chilometri, finendo dove ci sono le colline) e la piramide del Sole. Sulla destra della piazza della Luna c'è il palazzo Quetzalpapalotl, che si ritiene fosse la residenza di un alto sacerdote. Tra la scalinata di accesso alla piramide e la piattaforma al centro della piazza c'è un curioso recinto, al quale si accede per un'unica porta che contiene una serie di altari: questo doveva essere il luogo più sacro di Teotihuacán.
Ridiscendiamo sulla piazza della Luna e cominciamo a percorrere la "via dei Morti", così chiamata ai tempi degli Aztechi che avevano scambiato le rovine degli edifici che lo fiancheggiano con tombe e sepolture.
Prima di incontrare la piramide del Sole, che comunque fa sentire anche da lontano la presenza della sua mole, sulla sinistra ci sono il palazzo del Giaguaro e quello della Conchiglia Piumata: sul primo ci sono ampi frammenti di pitture murali che rappresentano il giaguaro ed immagini di Tlaloc, il dio della Pioggia.
Siamo ormai di fronte alla piramide del Sole, la più alta, superata solo dalle piramidi di Cholula e di Cheope, che saliamo fino a giungere sulla piattaforma finale.
 
In cima alla piramide del Sole di Teotihuacán.
Nella Ciudadela di Teotihuacán si trova il gruppo che comprende la piramide di Quetzalcoatl.
 
Teste di Quetzalcoatl (il Serpente piumato), di Tlaloc (il dio della Pioggia) e vari tipi di conchiglie si alternano sulla piramide di Quetzalcoatl a Teotihuacán.
 
Qui sostiamo una mezz'ora, per aspettarci e riunirci tutti, ma soprattutto per riprendere il fiato dopo essere saliti per quei ripidi gradini.
Siamo nuovamente sulla "via dei morti", senza addentrarci troppo nelle rovine più lontane che ci accontentiamo di aver visto dall'alto della piramide: nell'urbanistica della città ci sono anche i serbatoi per l'acqua. Ma vista dall'alto della piramide si nota una certa simmetria e modularità delle costruzioni: infatti è stato scoperto che gli architetti che avevano progettato la città avevano utilizzato un modulo quadrato di 57 metri di lato; questo modulo si ripete per i recinti, per le costruzioni, offrendo dall'alto una visione ordinata della distribuzione degli spazi che utilizzavano questo modulo. Così sono dieci i moduli che si contano dal centro della piattaforma nella piazza della Luna all'asse della piramide del Sole, ventuno da questo all'asse della Ciudadela, dove troviamo la piramide di Quetzalcoatl.
Quest'ultima piramide si è ben conservata, per il fatto che in epoca successiva alla sua costruzione venne ricoperta.
 
La piramide di Quetzalcoatl a Teotihuacán.
 
Liberata dal monticello che la nascondeva, si è rivelata per la preziosità della sua decorazione: una serie di teste di Quetzalcoatl che si alternano con quelle stilizzate di Tlaloc, il dio della Pioggia. C'è infatti chi propone di attribuirle il nome più corretto di "piramide di Quetzalcoatl e di Tlaloc".
Con la Ciudadela completiamo la nostra visita e ci avviamo all'uscita dove ad attenderci, come avevamo concordato, c'è il nostro Carlos Palmas con il suo bus con l'aria condizionata con il quale ripartiamo alla volta di Città del Messico.
 
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Pagina aggiornata il 23 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo