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México y Yucatán

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  E' un ritorno in Messico, dopo il viaggio che avevo fatto nel 1980 che comprendeva anche puntate in Guatemala, Honduras e Belize; ma questa volta si tratta di un viaggio esclusivamente "messicano".
Alcune tappe sono inevitabilmente le stesse di tredici anni fa, altre sono degli ampliamenti su altri luoghi che allora non avevo visitato.
Parto separatamente da Gemma, la mia fidanzata: io inizierò il viaggio turistico mentre lei, partendo dopo di me, starà a Guadalajara presso Anna, sua sorella che abita lì, per assisterla in queste settimane durante le quali diventerà mamma per la seconda volta.
Al termine del mio giro turistico, mentre i miei compagni di viaggio rientreranno in Italia, io raggiungerò Gemma in casa di Anna, a Guadalajara.

   Viaggio effettuato nel gennaio-febbraio 1993
   
Il 1° gennaio 1993 il Messico ha introdotto una nuova unità monetaria, il "Nuevo Peso" (N$), equivalente a 1.000 Pesos precedenti. Quando arriviamo le vecchie monete e le vecchie banconote sono ancora in circolazione: all'aeroporto sono distribuiti questi volantini che spiegano quali sono i nuovi tagli ed il rapporto di valore del vecchio denaro circolante con la nuova unità monetaria.
L'appuntamento è per le otto davanti al banco della Delta di Malpensa, dove ci ritroviamo per le operazioni di check-in: spediamo i nostri bagagli direttamente su Città del Messico, anche se comunque dovranno essere sdoganati a New York. Riceviamo anche le carte d'imbarco per la tratta successiva, da New York a Città del Messico.
Prima di imbarcarci sul nostro Boeng 727 del volo Delta 85 dobbiamo compiere sulla pista il riconoscimento dei bagagli, i quali così ricevono un'ulteriore etichetta della security.
Nonostante tutto questo, la partenza avviene puntuale pochi minuti dopo le 11. Dopo meno di nove ore di volo, quando a New York non sono ancora le 14, atterriamo sulla pista.
In aeroporto dobbiamo fare ancora una volta il riconoscimento dei bagagli che verranno imbarcati sul nostro volo per Mexico City. Finalmente, restando sempre nell'area di transito dei voli internazionali, riusciamo a incontrare gli altri sei compagni di viaggio che, invece, avevano preferito partire da Roma.
Così, a tutti gli effetti, il nostro gruppo si completa e si costituisce qui, a New York.
Espletate tutte le formalità, abbiamo ancora quasi quattro ore di tempo da attendere durante le quali parliamo del nostro viaggio, del programma, delle nostre aspettative. Il volo Delta 279 parte per Città del Messico alle 18.40, con quasi un'ora di ritardo.
Quando ci avviciniamo sul cielo di Città del Messico vediamo uno spettacolo veramente incredibile, un mare di luci che dall'alto, per molti minuti durante la fase di atterraggio, sembra non finire mai: quando venne costruito l'aeroporto, esso era ben fuori la città. Oggi è praticamente dentro!
Atterriamo dopo quattro ore e tre quarti di volo ma, per effetto del fuso orario di differenza tra New York ed il Messico, qui sono ancora le 22.25.
Dopo le formalità doganali e dell'immigrazione, telefono all'Hotel Avenida (in Eje Central Lazaro Cardenas) che avevo prenotato dall'Italia per confermare il nostro arrivo e contatto una compagnia di taxi per avere due minibus che ci portino in albergo.
L'Avenida Cardenas è interessata da dei lavori per la metropolitana e nel tratto dove c'è l'albergo è chiusa al traffico: i minibus però ci fanno scendere in Calle Uruguay, a soli trenta metri di distanza dall'ingresso dell'albergo.
Qui ci assegnano delle camere interne, assolutamente tranquille senza il rumore dei lavori in strada che sono effettuati anche durante la notte.
E' passata la mezzanotte quando finalmente siamo nelle nostre camere. Per domani mattinata libera per tutti con appuntamento alle 13 davanti al Museo Nacional de Antropología. Io infatti avrò alcune formalità da espletare: dopo un'abbondante colazione, vado dalla compagnia aerea Mexicana, in Avenida Juarez proprio di fronte al parco Alameda, per riconfermare i nostri voli interni e mettere a posto le date per il ritorno di alcuni biglietti (c'è infatti chi vorrebbe cercare di ritardare di una settimana il rientro in Italia).
Poi mi reco al vicino Paseo de la Reforma dove, alla Glorieta de Colon, c'è l'agenzia Viajes Americanos con la quale contratto un autobus e le escursioni dei prossimi due giorni. Avrei ancora da fare la riconferma dei voli di ritorno con la Delta: visto che si trova nello stesso Paseo de la Reforma, mi incammino.
Per fortuna sono un buon camminatore: non ho tenuto conto che il Paseo de la Reforma è una delle vie urbane più lunghe del mondo (è lunga circa quindici chilometri)! Basti pensare che tra un isolato e quello successivo, in pratica tra un incrocio e l'altro, c'è almeno un chilometro!
La grande statua (alta 7 metri) del dio delle acque, proveniente da Teotihuacán e posta davanti all'ingresso del Museo Nacional de Antropología.
Comunque arrivo agli uffici della Delta inutilmente: infatti oggi è sabato e loro al sabato sono chiusi. Calcolo che avrò altre opportunità qui a Città del Messico di riconfermare i voli Delta.
Mi consolo pensando che la passeggiata non è stata inutile: infatti mi sono avvicinato moltissimo alla zona del museo. Così mi ritrovo a camminare nel Bosque de Chapultepec entro il quale si trova il Museo Nacional de Antropología, dove avevo dato appuntamento al gruppo che incontro.
Davanti all'ingresso del museo è collocata un'enorme statua, proveniente da Teotihuacán, che rappresenta il dio delle acque.
E' significativa la denominazione del museo: antropologico e non archeologico, come si sarebbe portati a pensare. Eppure fu concepito proprio così, come un complesso che non doveva essere solo un ricettacolo di reliquie, ma una istituzione attiva, didattica, che riuscisse a trasmettere i legami che univano ogni civiltà del passato con il mondo fisico, etnico, sociale, storico al quale apparteneva e mettere al centro il misticismo, le emozioni, la sensibilità degli uomini che avevano sviluppato quella civiltà.
Credo che sia molto utile, se non indispensabile, prima di intraprendere un viaggio come il nostro che si propone di percorrere alcune importanti aree archeologiche messicane, visitare il museo: è un aiuto per capire poi un po' meglio i siti che si vedranno e collocarli nella storia.
Il museo, opera di un team di architetti guidati dal messicano Pedro Vásquez, venne inaugurato nel 1964 e venne a costare, all'epoca, 20 milioni di dollari.
La grande testa Olmeca esposta al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico. La ho fotografata appositamente con alcuni visitatori, per dare il senso delle sue dimensioni.
 
Il famoso calendario azteco esposto al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico.
 
Il biglietto d'ingresso al Museo Nacional de Antropología di Città del Messico comprende una cartolina: staccato il tagliando di controllo, può essere spedita. In questa è rappresentata un grande testa Olmeca.
 
Una normale visita, non frettolosa ma neppure super approfondita, richiede almeno tre ore. Per poter fotografare (senza flash) o usare una telecamera si deve pagare un biglietto aggiuntivo, una specie di autorizzazione a fotografare.
 
 
Le sale espositive sono disposte come una "U" attorno ad un patio parzialmente coperto da un tetto sorretto da una colonna centrale trasformata in una cascata d'acqua.
Grandi vetrate danno trasparenza e luminosità consentendo di vedere il patio stando all'interno.
Le sale sono disposte su due piani: al piano terra tutto quello che riguarda le culture antiche, dalle origini, passando per gli Olmechi, per la cultura di Teotihuacán, i Toltechi, gli Aztechi e via via; al piano superiore tutto quello che riguarda le etnie.
Il "ferro di cavallo" del museo è chiuso dall'ingresso, dove trovano spazio una sala d'orientamento con un filmato didattico di presentazione dell'antropologia mesoamericana, una biblioteca, uno spazio per esposizioni temporanee ed i soliti servizi come biglietterie, guardaroba, area per visite guidate, eccetera.
L'alto palo su cui si arrampicano i "voladores" di Papantla su uno spiazzo proprio di fronte al Museo Nacional de Antropología.
La nostra visita si conclude dopo tre ore e mezza. All'uscita, lo avevamo intravisto arrivando, c'è l'inconsueto spettacolo dei voladores.
Spettacolo, ma in origine era una cerimonia che proviene dalle zone di Papantla, El Tajin, Sierra Puebla e Hidalgo. Veniva compiuta per propiziare le divinità dell'aria.
C'è un alto palo, saldamente conficcato nel suolo, alla cui estremità superiore è collocata una struttura quadrata girevole su un perno. Cinque uomini, vestiti con coloratissimi costumi, camicia bianca, calzoni, fasce e copricapo rossi, ricchi di piume, frange ed ornamenti dorati, cominciano a danzare attorno al palo. Poi con agilità, uno dopo l'altro, salgono sul palo aiutandosi con dei pioli conficcati su di esso.
 
I "voladores" cominciano ad arrampicarsi lungo il palo per raggiungere la struttura girevole posta sulla sommità.
I quattro "voladores" si lanciano nel vuoto compiendo volteggi ed evoluzioni durante la loro discesa.
 
Uno dei cinque resta al centro della struttura posta in alto, suonando un flauto e movendosi quasi in una danza, mentre gli altri si sistemano ai quattro lati della struttura quadrata.. Quindi si legano per un piede a delle funi e facendo ruotare la piattaforma le avvolgono al tamburo girevole.
 
I cinque "voladores" hanno raggiunto la sommità del palo.
 
Ad un certo momento i quattro si lanciano nel vuoto: le funi si svolgono dal tamburo facendo ruotare il suonatore di flauto che continua a suonare lo strumento; così sciogliendosi le funi diventano sempre più lunghe ed i quattro voladores girando nel vuoto attorno al palo compiono delle evoluzioni aeree prima di atterrare sui piedi al suolo.
Una piccola folla si è formata attorno al palo ad assistere allo spettacolo ed alla fine volentieri dà qualche peso.
Oggi è evidentemente uno spettacolo fatto per i turisti, ma in origine, come dicevo, era una vera e propria cerimonia legata al mito del "Dio Discendente" ed alla misurazione del tempo.
Il costume dei quattro voladores vogliono ricordare il guacamayo, il pappagallo sacro al sole, e lanciandosi dal palo compiendo delle evoluzioni ne vogliono imitare il volo.
I quattro voladores compiono 13 giri attorno al palo prima di posare i piedi al suolo: moltiplicando 4 per 13 si ottiene 52 che è il numero degli anni haab (di 365 giorni) necessari perché un giorno dell'antico calendario haab ritornasse a coincidere con il corrispondente giorno del calendario tzolkin.
Dopo la visita al museo e lo spettacolo dei voladores, tutti in gruppo ci portiamo a Plaza Garibaldi.
Sono le 19.30, i mariachi si stanno ancora preparando, ma noi affamati siamo più attratti dal San Camilito con il suo Mercado dos alimentos dove ristorantini, bettole, baracchini, offrono a bassissimo prezzo tutti i generi di carne arrostita alla brace, zuppa di capretto, sangue di pollo ed altro che non abbiamo capito.
Siamo veramente assaliti dai venditori che magnificano il loro menù.
Dopo un giro esplorativo scegliamo il ristorantino che ci piace di più e facciamo una vera e propria scorpacciata di carne alla brace, con salse, patate fritte, frijoles, birra e gran finale con tequila, spendendo in tutto quattro dollari a testa!
Dopo cena torniamo in Plaza Garibaldi, dove concludiamo la serata con i mariachi che hanno cominciato a suonare per le coppie di sposi, o di fidanzati, che vengono qui per farsi fare la serenata stando seduti sulle panchine o ai tavoli all'aperto dei numerosi locali.
 
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Pagina aggiornata il 23 marzo 2017. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo