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Salam Israele, Shalom Palestina


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Tombe ebraiche che si affacciano sulla valle del Kidrom (Cedron).
 
Spostandoci verso il monte degli Ulivi incontriamo il chiostro del Pater Noster che ricorda quando Gesù insegnò questa preghiera ai suoi discepoli.
Si trova sui resti di una basilica voluta dall'imperatore Costantino, distrutta dai Persiani, costruita sopra una grotta dove la tradizione vuole che Gesù abbia rivelato ai suoi gli imperscrutabili misteri ed insegnato a pregare.
Tutte le pareti del chiostro e degli edifici adiacenti sono ricoperte da centinaia di "Padre nostro" scritti in altrettante lingue (e dialetti) del mondo.
Scendendo da qui, camminiamo a fianco del cimitero ebraico e vediamo sulla sinistra una distesa di tombe che si affacciano sulla valle del torrente Kidron (Cedron) caratterizzate dai sassi poste sopra di esse.
Qui vicino sorge una cappella francescana, eretta nel 1955 sui resti di un oratorio del VII secolo del quale conserva alcuni mosaici. La chiesetta "Dominus flevit" (cioè "il Signore pianse"), dalla quale si gode di una bella vista su Gerusalemme, commemora il pianto di Gesù su Gerusalemme che non aveva compreso il suo messaggio.
"Quando fu vicino [a Gerusalemme], alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata»."
(Luca 19, 41-44)
La scalinata crociata che porta alla "tomba della Vergine".
 
La grotta sepolcrale della "tomba della Vergine".
 
L'orto degli ulivi: alcune di queste piante raggiungono i duemila anni d'età.
 
La roccia dell'agonia ai piedi dell'altare con la base a forma di calice.
 
La piscina di Bethesda, o piscina probatica.
Continuando a scendere giù per il monte degli Ulivi, ormai alla sua base, incontriamo il luogo dove i Cristiani del II secolo ritenevano che fosse stata sepolta Maria, la madre di Gesù.
Vi avevano costruito un santuario sopra la parete rocciosa che conteneva la grotta sepolcrale. Poi nel V secolo la tomba di Maria venne scavata per isolarla dal banco roccioso diventando il centro di una chiesa che a sua volta divenne nel VI secolo la cripta di una più grande chiesa a pianta circolare.
Successive vicende portarono alla distruzione di quest'ultima, alla costruzione di un convento benedettino, raso al suolo dal Saladino.
Alla conclusione di tutte queste vicende, la grotta sepolcrale nella cripta sotto il livello del suolo, il luogo più antico del sito, è giunta intatta fino a noi.
La "tomba della Vergine" è custodita dai Greci e dagli Armeni ortodossi: vi accediamo scendendo una lunga ed ampia scalinata di epoca crociata che porta ad un ambiente oscuro e fumoso per i tanti lumi accesi.
Proprio di fronte c'è un corridoio, sbarrato, che era il più antico accesso alla cripta. Sulla destra invece è posizionato un blocco di pietra: per la tradizione tramandata da scritti apocrifi del II-III secolo è la tomba di Maria.
"Gli apostoli... si levarono in piedi tra il coro dei salmi e cominciarono il trasporto del santo corpo dal monte di Sion alla valle di Giosafat [del Cedron].
[
(Dal codice siriaco) Stamattina prendete la signora Maria e andate fuori di Gerusalemme nella via che conduce a capo valle oltre il monte degli Olivi. Ecco, vi sono tre grotte: una larga esterna, poi un'altra dentro, e una piccola camera interna con un banco di argilla nella parete est. Andate e mettete la Benedetta su quel banco...]
Poi gli apostoli con grande onore la deposero nel sepolcro, piangendo e cantando per il troppo amore e dolcezza. E ad un tratto li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli."
(dal Transito della B.V.Maria, XIV; variante codice siriaco; XVI)
Siamo ormai a valle, presso il torrente Kidron (Cedron), dal lato opposto della città, alle base del monte degli Ulivi. Da qui raggiungiamo il Getsèmani.
"Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi..."
(Luca 22, 39)
"...al di là del torrente Cèdron..."
(Giovanni 18, 1)
"...in un podere, chiamato Getsèmani..."
(Matteo 26, 36)
Getsèmani indica la presenza di un frantoio ("getsèmani" = luogo del pressoio dell'olio) e qui in una grotta naturale sono state trovate le tracce di un pressoio.
Questa grotta venne trasformata in luogo di culto a ricordo del bacio di Giuda e della sua cattura: sono visibili i resti di mosaici del IV secolo e successivi.
E' verosimile che nella proprietà chiamata Getsèmani (= luogo del pressoio dell'olio) ci fosse un uliveto.
E qui infatti, in prossimità della grotta con i resti del pressoio, esiste ancora oggi un uliveto: esami scientifici hanno confermato che almeno otto di queste piante potrebbero essere state silenziose testimoni dei fatti accaduti qui a Gesù, avendo raggiunto un'età di duemila anni.
Nei pressi dell'uliveto già nel IV secolo fu costruita una basilica che custodiva, incastonato nel mosaico del presbiterio, ai piedi dell'altare, un banco roccioso noto come "roccia dell'Agonia".
"In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra."
(Luca 22, 44)
Sulle rovine della basilica bizantina e della chiesa crociata venne edificato tra il 1920 ed il 1924 l'attuale santuario (basilica dell'Agonia o chiesa di Tutte le Nazioni) che conserva al suo interno tracce del pavimento bizantino con i mosaici e la roccia dell'Agonia.
Il nostro viaggio prosegue per concludersi con i luoghi che hanno visto le ultime ore di vita di Gesù.
Per far questo rientriamo nella città vecchia, nel quartiere musulmano, sull'altura di Bethesda, a nord della spianata del Tempio.
Qui scavi archeologici hanno portato alla luce i resti di un grande bacino d'acqua (di circa 120 metri per 60, con una profondità che arrivava  20 metri) chiamato piscina di Betzaetà, ma conosciuto anche con il nome di "piscina probatica".
Questo secondo nome ("probatica") deriva da una traduzione approssimativa del termine greco "probatikè", che significa "delle pecore". Qui vicino infatti c'è la porta delle pecore che erano portate per i sacrifici del Tempio.
"V'è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzata, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici."
(Giovanni 5, 2-3)
Una stranezza che dava da pensare è quella precisazione che fa Giovanni, quando scrive "con cinque portici". Generalmente le piscine, o bacini d'acqua, all'epoca avevano al massimo quattro porticati. Ma gli scavi archeologici condotti hanno potuto chiarire che questa piscina era il risultato dell'unione di di due diversi bacini affiancati, di forma trapezoidale, le cui acque da nord rifluivano nell'area del Tempio.
L'imperatore Adriano, sempre attento a voler imporre le proprie divinità pagane, vi fece costruire un tempio dedicato ad Esculapio, il dio della medicina, per contrastare la credenza popolare che le acque di questa piscina fossero miracolose e facessero guarire da ogni malanno.
La chiesa di S. Anna: la costruzione crociata del 1140 è rimasta inalterata fino ai nostri giorni.
 
  
"[Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l'acqua; il primo ad entrarvi dopo l'agitazione dell'acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto]"
(Giovanni 5, 4)
Adiacenti alla piscina probatica ci sono alcune grotte che una tarda tradizione ritiene siano i resti rupestri della casa di Gioacchino ed Anna, quindi la casa natale di Maria.
"Ecco dunque che Gioacchino giunse con le sue greggi, e Anna stava sulla porta e vedendolo arrivare gli corse incontro e si appese al suo collo..."
(Protovangelo di Giacomo IV, 4)
Qui nel V secolo al posto del tempio ad Esculapio venne costruita una basilica. La presenza di croci che ornano il pavimento fa pensare che questa costruzione debba essere stata anteriore al 427, anno in cui Teodosio proibì di tracciare croci sul pavimento per evitare che il simbolo della croce venisse calpestato. Di questa basilica non restano che alcune tracce, dopo la sua distruzione ad opera dei Persiani nel 614.
I Crociati qui vollero ricordare i due episodi, la guarigione del paralitico presso la piscina di Betzaetà (piscina probatica) e la casa natale della Vergine. Mentre della cappella commemorativa dell'episodio evangelico restano solo i resti, diversa è stata la sorte per la chiesa di S. Anna che è giunta pressoché intatta dal 1140 fino ai giorni nostri con tutta la sua sobria eleganza. Non a caso è considerata la più bella chiesa di Gerusalemme.
Dall'interno a tre absidi, attraverso una scala, si giunge alla cripta costruita nelle grotte che i Crociati ritenevano fossero parte della casa di Gioacchino e Anna, i genitori della Vergine.
A poche centinaia di metri da qui inizia la nostra salita verso il Golgota ("cranio" in aramaico, Calvario in latino): è il percorso che tradizionalmente oggi è codificato come "via Crucis", o "via Dolorosa", anche se sappiamo benissimo che si tratta di un percorso del tutto ipotetico.
Il processo a Gesù dovrebbe essere avvenuto nel Pretorio, che potrebbe ragionevolmente essere stato localizzato nella reggia di Erode, nei pressi dell'attuale torre di David vicino alla porta di Jaffa ("Bab el Khalil"), dove risiedeva il procuratore romano quando dalla capitale amministrativa Cesarea Marittima si spostava a Gerusalemme.
"Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio..."
(Marco 15, 16)
"Allora condussero Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio."
(Giovanni 18, 28)
"...Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette nel Tribunale, nel luogo chiamato Litòstrato, in ebraico Gabbatà."
(Giovanni 19, 13)
Per quanto Giovanni voglia darci dei riferimenti precisi sui luoghi dove avvenne il processo a Gesù ("litòstrato" e "gabbatà"), i due termini "lastricato" e "altura" possono riferirsi tanto alla reggia di Erode, quanto alla fortezza Antonia, dove un'altra opinione ritiene che vi sia stato il processo.
Effettivamente, nonostante la più recente ricerca archeologica sia orientata diversamente, la localizzazione del processo a Gesù nella reggia di Erode manca di qualsiasi tradizione, mentre che questo si sia svolto presso la fortezza Antonia è avvalorato da una antica tradizione.
E' anche da aggiungere che il magistrato romano poteva trovarsi lì per delle ragioni diverse, come anche i Vangeli lascerebbero supporre.
"...i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di impadronirsi di lui con l'inganno, per ucciderlo."
(Marco 14, 1)
"...i sommi sacerdoti e gli scribi cercavano come toglierlo di mezzo..." 
(Luca 22, 2)
"I sommi sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo perire e così anche i notabili del popolo; ma non sapevano come fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue parole."
(Luca 19, 47-48)
 
 
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Pagina aggiornata il 27 febbraio 2017.