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Storia di un prigioniero

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  Avevo raccontato questa storia per la prima volta il 10 febbraio 2005 in un vecchio Forum filatelico, Filatelia e Francobolli, un Forum che poi ha cambiato indirizzo internet: il nuovo indirizzo è questo.
I collaboratori di quel Forum successivamente hanno recuperato quella storia che potete trovare cliccando direttamente qui.
Sono affezionato a questa pagina, che ha avuto molti rifacimenti, perché è stata la prima che ho fatto e mi è servita per impratichirmi del funzionamento del linguaggio html.
Ma ci sono affezionato anche perché racconta una storia che, in qualche modo, ha coinvolto la mia famiglia.
Una storia vera, una storia di buste e di francobolli...
...e dentro le buste, dietro i francobolli, nelle storie... ...ci sono gli uomini...
...le persone...
   
Questa che vi propongo è una storia che non ha un seguito... è una storia che inizia e finisce così.
Tutto inizia da una busta, una busta trovata in un cassetto di casa.
Questa busta.
 
 
Sopra la busta solo un indirizzo, scritto a penna:
«via Dosso 287, Chirignago».
E dentro la busta una fotografia, due lettere ed alcuni foglietti promemoria di appunti.
  
 
Forse sarà bene cominciare dalla prima lettera, che in realtà è una malacopia di un promemoria che mio padre inviò al Distretto Militare di Venezia.
E' senza data, ma probabilmente risale alla fine del 1945.
«Distretto Militare di Venezia
Promemoria
Al Campo di Concentramento di Suez, rientrando dalla prigionia, ho trovato il soldato:
Xxxxx Emilio di Vittorio - classe 1914 - Matricola di Prigioniero Civile 170357
216 Gruppo 2700 Italian Coy Egypt
che mi ha riferito quanto segue:
Appartenente alla 5a Comp. Sussistenza, si trovava alla caduta di Tobruk alla 170 Sezione Panettieri e che per sfuggire alla prigionia si era messo in borghese nascondendosi in un panificio civile.
Catturato poi dagli inglesi, fu internato come civile.
Ora lavora, quale collaboratore, in Egitto nel campo 216 Gruppo 2700 Italian Coy con la matricola 170357 presso la mensa ufficiali; ma nella sua qualità di civile non riceve compenso alcuno.
Ora, a mio mezzo, chiede che il Distretto, tramite Croce Rossa Internazionale, gli faccia pervenire un documento dal quale risulti il suo stato di militare, per ottenere il dovuto compenso.
Ciò faccio presente per un senso di umanità.
Firmato Magg.re ...»
Nell'autunno 1945 mio padre stava tornando dal Kenia, dove era stato prigioniero degli inglesi nel campo di concentramento di Makindo.
Durante il viaggio di ritorno, in transito fece tappa a Suez dove incontrò Emilio che gli raccontò la sua storia.
Ed in questo foglietto d'emergenza mio padre annotò i dati di Emilio che gli sarebbero stati necessari per la ricerca.
«Civile Xxxxx Emilio di (fu) Vittorio classe 1914 170357
216 Gruppo 2700 Italian Coy
Egypt
Sussistenza 5a Comp. (Trieste)
Caduta Tobruk 22/1/41
170 Sez Panett. rimase
come civile. e prima della
ripresa della città dagli italiani
venne evacuato come civile.
Desidera un documento
in cui risulti il suo stato di
militare (a mezzo Croce R.
Inter. (Partito per la Tripolitania)»
Emilio lasciò a mio padre questa sua fotografia, affinché la consegnasse alla mamma.
 
 
La fotografia è stampata su cartoncino fotografico, tipo cartolina illustrata.
Indicò l'indirizzo della madre che abitava alla Giudecca (un'isola di fronte a Venezia) e scrisse pressappoco così (come vedete, la grafia è quasi impossibile da decifrare con sicurezza: io non sono riuscito ad interpretare di più):
«Vedi tuo Emilio?
Siamo prigionieri e
mostro che sto
bene
tuo Emilio»
.
Tornato a Venezia mio padre cercò di fare quello che poteva: prima di tutto cercò la madre di Emilio alla Giudecca, senza riuscire a trovarla.
Ebbe l'indicazione che si sarebbe dovuta essere trasferita a Chirignago (una frazione dopo Mestre) in via Dosso 287, come scrisse su questo bigliettino d'appunti.
 
 
Provò evidentemente ad andare a Chirignago alla ricerca della madre del signor Emilio, come comprova anche quest'altro bigliettino dove aveva annotato «Filovia n. 7» (quella che collegava Venezia a Chirignago).
Ma non riuscì a trovarla.
Intanto si era recato anche al Distretto Militare di Venezia per vedere cosa poteva fare: gli dissero di predisporre un promemoria (ed è quello che in malacopia abbiamo visto prima).
A questo punto per mezzo dell'apposita modulistica predisposta per i prigionieri di guerra ed internati civili scrisse ad Emilio il 22 gennaio 1946 questa lettera inviata per posta aerea ed affrancata per 5 Lire con un 2 Lire e striscia di tre dell'1 Lira tipo "Imperiale senza fasci" del 1945.
 
 
«Venezia 22 Genn. 1946
Caro Xxxxx
Ti scrivo un po' in ritardo, perché volevo darti tutte le notizie che ti interessavano, ma malgrado la mia buona volontà non mi è stato possibile accontentarti in tutto.
Sono stato al Distretto, ho fatto presente il tuo caso, e su richiesta dell'Ufficio Matricola ho presentato un promemoria perché ti facciano pervenire il documento militare a mezzo Croce Rossa Internazionale.
Mi è stato promesso che ciò sarà fatto.
Mi sono recato alla Giudecca per portare il tuo ritratto alla mamma, ma a S. Cosmo non esiste il numero 124, né alcuno conosceva Xxxxx Maria.
Sono andato dal parroco e nemmeno lui poté aiutarmi.
Sono stato al Municipio all'Anagrafe e all'Ufficio Leva e là mi dissero che risultava Xxxxx Maria trasferita a Chirignago.
Allora mi sono recato a Chirignago, ho cercato, mi sono rivolto alla sezione Municipale, e niente anche là.
Io, caro Xxxxx, credo d'aver fatto tutto quello che umanamente era possibile di fare.
Risulta che la Xxxxx Maria ritira il sussidio: proverò a lasciare un biglietto a quell'Ufficio.
Sarei contento che tu mi scrivessi dandomi assicurazione di aver ricevuto questa mia.
Io sto bene, qui vita difficile, ma tutti vivono.
Ti auguro di tornar presto e saluti cordiali.
Firmato...»

C'è un'ultima cosa da aggiungere.
 
 
Per motivi che ignoro questa lettera forse non arrivò mai ad Emilio: in qualche modo tornò al mittente (anche se non c'è alcuna annotazione al riguardo) e si trova in quella busta nel cassetto, custodendo altri segreti, altre storie, che non ci sono date sapere e che non potranno avere un seguito.
 
Nuovi condomini hanno stravolto quella che doveva essere la fisionomia di via Bosso nell'immediato dopoguerra.
Ed invece un seguito, inatteso, c'è, a più di tre anni da quando raccontai la storia di Emilio in questa pagina.
Mi è giunto per posta elettronica da un gentile signore di Chirignago, Fabio, dopo che l'aveva letta su Internet.
Così mi ha scritto Fabio:
«Ho letto (...) la storia di Emilio.
Io abito a Chirignago. Le posso dire quanto segue:
La via non è Dosso ma BOSSO...»

Infatti non è stato difficile verificare come si chiama in realtà questa strada, come testimonia anche il cartello stradale.
 
 
E Fabio continua:
«...Il numero 287 è evidentemente sbagliato in quanto via Bosso non è una strada tanto lunga da avere così tanti numeri civici (al giorno d'oggi mi sembra non vada oltre il civico 42)...»
Via Bosso è infatti una laterale della via Miranese che conduce verso la linea ferroviaria.
«...Probabilmente si tratta del civico 28 (e il 7 è il numero della filovia: ancor oggi a Chirignago passa l'autobus ACTV n. 7...»
Infatti l'autobus n. 7 (una volta era la filovia della linea n. 7) percorre via Miranese, della quale via Bosso è una laterale.
 
Un autobus della linea 7 (una volta c'erano le filovie) percorre via Miranese della quale a Chirignago via Bosso è una laterale.
 
Continua il messaggio e.mail del signor Fabio:
«...C'è però da ricordare che nel corso degli anni la numerazione civica è stata più volte ritoccata.
Negli anni '70 il numero 28 corrispondeva ad una scala di un condominio di edilizia popolare costruito in quegli anni. E, oltretutto, negli anni '80 questo n. 28 di via Bosso è diventato n. 27 di via Battaggia...»

Effettivamente oggi restano poche casette, molte ristrutturate, che denunciano la loro origine degli anni Cinquanta, se non antecedenti. Ci sono stati ampi interventi di edilizia popolare, anche recenti: mega-strutture residenziali al posto di quelli che dovevano essere campi con piccole case unifamiliari. La numerazione, come appare sulle porte, non è molto regolare ed alcune costruzioni non hanno neppure il numero civico esposto. Del numero civico 28 non c'è traccia: seguendo la logica, se logica c'è nella numerazione che si intravede, dovrebbe coincidere con un edificio scolastico.
Oggi probabilmente la mamma di Emilio stenterebbe a riconoscere la "sua" via Bosso.
Mentre passeggio in via Bosso, dove ho scattato alcune fotografie, osservo un nome sul campanello di una abitazione: è lo stesso cognome che aveva Emilio.
Via Bosso a Chirignago termina praticamente a ridosso della linea ferroviaria.
La casa non si trova assolutamente al numero 28 e non è neppure riconducibile al «287» che aveva annotato mio padre.
La casa appare chiusa e disabitata.
Provo comunque a suonare, sento il campanello all'interno che squilla, ma nessuno viene ad aprire.
Suono al campanello di un'abitazione vicina che confina nella parte posteriore. Da lontano si affaccia una signora alla quale chiedo notizie su quel cognome cercando di spiegare cosa mi aveva condotto là.
La signora mi dice di essere molto impegnata, di non avere tempo: suo marito è il figlio della signora che abitava la casa ora chiusa, ma è fuori per lavoro e comunque sarebbe sempre molto occupato.
Posso comprendere che, al di là degli impegni, ci sia una qualche diffidenza nei miei confronti, io assoluto sconosciuto, quindi lascio un biglietto con il mio nome  e numero di telefono nella cassetta per le lettere.
A tutt'oggi non sono stato contattato.
Dalle poche parole che ho scambiato con la signora, restando sempre in strada davanti al cancello, apprendo che la signora, quella che porta il cognome di Emilio, non abita più lì da diversi anni e si trova in una casa di riposo. La casa da allora è disabitata mentre dietro vi abita il figlio.
L'anziana signora ha anche una sorella che ha circa 85 anni ed abita a Marghera ed un altro figlio che vive a Stigliano che quindi è il cognato della signora che si è affacciata a seguito della mia scampanellata.
Non posso far altro che congetture: le due anziane sorelle potrebbero essere nate attorno al 1920 mentre Emilio, il protagonista di questa storia, era nato nel 1914. Emilio potrebbe essere il fratello delle due donne e di conseguenza sarebbe lo zio del signore che abita nella casa confinante; la mamma di Emilio ne sarebbe la nonna.
Ma, non essendo riuscito a parlare con lui, le mie resteranno solo congetture.
 
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Pagina aggiornata il 5 febbraio 2017.