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Come riconoscere i tre "Michetti"

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A volte alcuni collezionisti si trovano in difficoltà a riconoscere i primi tre francobollo detti "Michetti".
A prima vista possono sembrare tutti uguali, eppure sono completamente differenti.
Si offrono qui alcune indicazioni per distinguerli con sicurezza.
   
Francesco Paolo Michetti (1851-1929) sarà anche stato quel grande pittore di fama che era diventato, ma come autore di bozzetti di francobolli non sapeva da dove si doveva cominciare.
Questo è infatti il "bozzetto" originale che aveva proposto per il francobollo che diventerà il 15 centesimi "Michetti" (e successivi francobolli tratti da questo ritratto). Le dimensioni non sono proprio quelle di un bozzetto e si cimentarono in molti, all'epoca, a trasformare il soggetto per renderlo adatto al formato di un francobollo.
Non si vuole qui raccontare la storia di questo francobollo, il 15 centesimi "Michetti". Altri lo hanno fatto con dovizia di particolari e di notizie in alcuni preziosi libri e monografie dedicati a questo francobollo.
Tuttavia si ritiene necessario offrire un quadro sintetico sul come si giunse a questo francobollo: questo aiuterà a capire perché ce ne siano tre tipi, differenti ma anche tanto simili.
Lasciando dunque alla lettura dei testi di approfondimento, si tracciano qui alcune brevi note sui motivi che spinsero a realizzare questi tre francobolli.
A seguito dell'assassinio di re Umberto I, avvenuto a Monza il 29 luglio 1900, salì al trono suo figlio, il Principe Ereditario Vittorio Emanuele III.
Si rese dunque necessaria l'emissione di una nuova serie di francobolli aggiornata con l'effigie del nuovo sovrano; si tratta della serie che viene chiamata "Floreale", ispirata al gusto liberty allora in voga.
I primi francobolli di questa nuova serie, realizzata da Alberto Repettati (figlio di Enrico Repettati che aveva diretto per vent'anni il reparto incisioni dell'Officina Carte Valori di Torino) uscirono il 1° luglio 1901.
Effettivamente non si può dire che la vignetta fosse proprio azzeccata, sia per la troppo minuta effigie del Re, sia per la pesante cornice floreale che soffoca il ritratto.
Aggiungiamo il fatto che i francobolli venivano stampati su una carta estremamente sottile e dobbiamo concludere che il Sovrano non ne usciva troppo bene.
Di questo se ne accorsero anche a corte, in particolare la Sovrana, la Regina Elena la quale, oltre ad essere amante dell'arte e del bello, era lei stessa una discreta pittrice dilettante.
La Regina si mise in testa di affidare la realizzazione di una nuova serie di francobolli ad un artista che avrebbe potuto esprimere un'opera autorevole, all'altezza del prestigio che l'Italia stava raggiungendo nel contesto internazionale.
La scelta non poté non cadere su Francesco Paolo Michetti, artista ben introdotto a corte, nei salotti dell'alta borghesia, amico del suo conterraneo Gabriele D'Annunzio.
Michetti sarà stato anche un grande pittore, ma sicuramente non sapeva da dove cominciare per realizzare dei bozzetti per francobolli. Infatti i suoi bozzetti altro non erano che dei veri e propri quadri. Tutte le prove ce vennero fatte utilizzando i quadri dipinti da Michetti per i nuovi francobolli diedero risultati assai deludenti.
Alla fine si diede la colpa ai tecnici dell'Officina Carte Valori e, seguendo suggerimenti non disinteressati, venne deciso di stampare i francobolli, tratti dalle opere di Francesco Paolo Michetti, in calcografia, affidandone la realizzazione ad uno dei migliori incisori dell'American Bank Note Co., Robert Savage, che aveva preparato tanti francobolli per le poste statunitensi, canadesi e di altri paesi.
Robert Savage si mette all'opera; alla fine del suo lavoro, invece della nuova serie completa pensata dalla Regina Elena e dipinta dal Michetti, vedrà la luce un unico valore da 15 centesimi.
A titolo di curiosità, c'è da notare che l'americano Savage "firma" involontariamente la sua opera incidendo la parola "Cent" senza il punto (che invece avrebbe voluto l'abbreviazione italiana di "Centesimi") secondo lo stile americano che fa di "Cent" un sostantivo che al plurale diventa "Cents".
Tuttavia non sarebbe stata l'Officina Carte Valori di Torino a stampare il francobollo "Michetti" da 15 centesimi, in quanto non era ancora dotato delle attrezzature per la stampa calcografica, attrezzature che invece possedeva la privata Officina Calcografica Italiana di Roma (acquistate proprio presso l'American Bank Note Co.) che altri non era se non la vecchia Ditta Calzone che aveva già lavorato per le Poste italiane.
C'è premura di avere il nuovo francobollo da 15 centesimi, in quanto la legge 9 luglio 1905, numero 374, aveva ridotto a 15 centesimi la tariffa delle lettere ordinarie per l'interno del Regno a decorrere dal 1° settembre 1905. In via provvisoria si era provveduto a sovrastampare il taglio da 20 centesimi della serie "Floreale" con la dicitura del nuovo valore «C. 15».
All'Officina Calcografica Italiana venne pertanto dato l'incarico «...in via assolutamente eccezionale e di esperimento...» dell'«allestimento calcografico e la provvista di n. 200 milioni di francobolli da centesimi 15.»
Sono questi il primo tipo dei Michetti, chiamato anche "primo Michetti a destra" che venne emesso il 20 marzo 1906.
Quando i francobolli stampati dall'Officina Calcografica Italiana cominciano a scarseggiare, si pone il problema del loro riassortimento: da un lato all'Officina Carte Valori di Torino non sono ancora arrivate le macchine per la stampa calcografica, dall'altro non si vuole ricorrere nuovamente all'industria privata.
Viene così deciso di far stampare la nuova fornitura a Torino, usando la tecnica tipografica in modo che imitasse la stampa calcografica.
Per ottenere questo ci si rimette alla perizia di Alberto Repettati che ottiene un'incisione tipografica che imita, in rilievo, i tratti, le linee incrociate, i puntini, gli ombreggi, tipici dell'incisione calcografica.
Ma la stampa in calcografia ha un'altra caratteristica: quella di presentare la superficie della carta con una leggerissima velatura. Per imitare questo velo di colore, i tecnici dell'Officina Carte Valori eseguono due passaggi in stampa ai fogli: con uno stampano un rettangolo pieno (ripetuto 400 volte nel foglio, quante sono le vignette) di un tenue colore grigio verdastro (che deve dare l'impressione della velatura calcografica), con il secondo stampano la tavola tipografica con l'impronta del francobollo. Nasce in questo modo il secondo tipo Michetti, noto anche come "secondo Michetti a destra".
Questo francobollo è considerato provvisorio, fin tanto l'Officina Carte Valori non si fosse attrezzata per la stampa calcografica. Ma anche una volta arrivate le macchine, si continua a stampare il francobollo tipografico: bisogna infatti impratichirsi con i nuovi impianti e ci sono altri lavori ai quali dedicarsi.
Quando è la volta di rifare il Michetti calcografico, è ancora una volta Alberto Repettati ad eseguire l'incisione, questa volta, ovviamente, calcografica. Il Regio Decreto 22 giugno 1911, n. 659, ne autorizza l'emissione «...ritenuto che l'Officina governativa di Torino è ora in grado di fornire in modo continuativo francobolli calcografici...». E' questo l'ultimo Michetti, il terzo tipo con l'effigie volta a destra, chiamato anche "terzo Michetti a destra".
Questi, per sommi capi, i motivi per cui di questo francobollo esistono tre differenti tipi, tutti ben distinguibili gli uni dagli altri, dei quali si riportano le principali caratteristiche peculiari.
   
Il primo Michetti a destra
1906
Il secondo Michetti a destra
1909
Il terzo Michetti a destra
1911
Sassone n. 80
Unificato n. 80
Cei n. 75
Bolaffi (numerazione 1958) n. 75
Bolaffi (numerazione 1986) n. 133
Bolaffi (numerazione 2002) n. 137
Yvert & Tellier n. 78
Stanley & Gibbons n. 123
Scott n. 93
Michel n. 75
Sassone n. 86
Unificato n. 86
Cei n. 81
Bolaffi (numerazione 1958) n. 81
Bolaffi (numerazione 1986) n. 139
Bolaffi (numerazione 2002) n. 143
Yvert & Tellier n. 82
Stanley & Gibbons n. 138
Scott n. 111
Michel n. 94
Sassone n. 96
Unificato n. 96
Cei n. 91
Bolaffi (numerazione 1958) n. 91
Bolaffi (numerazione 1986) n. 149
Bolaffi (numerazione 2002) n. 153
Yvert & Tellier n. 92
Stanley & Gibbons n. 140
Scott n. 123
Michel n. 104
     
Metodo di stampa: calcografico
Stampa: a un colore (colore base grigio ardesia abbastanza scuro con sfumature lievemente tendenti verso l'azzurro)
Carta: senza filigrana nella zona destinata alla stampa
Composizione: due gruppi di cento
Dentellatura: lineare 12
 
 
 
Dimensioni vignetta: mm. 18,7x25
Metodo di stampa: tipografico
Stampa: a due colori (colore base della vignetta nero azzurrastro, fondino pieno visibile nello sfondo di colore grigio verdastro)
Carta: senza filigrana nella zona destinata alla stampa
Composizione: due gruppi di duecento
Dentellatura: pettine13x13¼ e 13x13½
 
 
 
Dimensioni vignetta: mm. 18,5x23,4
Metodo di stampa: calcografico
Stampa: a un colore (colore base grigio ardesia)
 
Carta: senza filigrana nella zona destinata alla stampa
Composizione: due gruppi di cento
Dentellatura: lineare 13½ ed anche 13¾; pettine 13¾ ed anche 13½x14; sono note anche altre dentellature in successive tirature con passi da 13¼ a 13¾
Dimensioni vignetta: mm. 19x24,2
     
La scritta «Cent» non è centrata nel riquadro. La lettera «C» di conseguenza si presenta distanziata dal bordo sinistro e la «t» sfiora con il trattino orizzontale il bordo destro.
Tutte le lettere sono allineate sulla stessa linea di base.
La scritta «Cent» è meglio centrata nel riquadro e le lettere sono più sottili ("magre") e più distanziate fra loro.
Le lettere hanno le basi abbastanza allineate sotto, anche se la lettera «C» è leggermente abbassata rispetto alle altre.
La scritta «Cent» è centrata nel riquadro e di conseguenza la lettera «C» è più vicina al bordo di sinistra.
Le lettere sono in genere più grosse, ma soprattutto è ben visibile la lettera «C» più grossa che si spinge più in basso rispetto all'allineamento del resto della scritta.
     
«15» spostata verso la sinistra del riquadro.
La cifra «5» è ravvicinata alla «1».
Lo sfondo scuro a forma di virgola che delimita a destra il pallino della cifra «5» termina senza punta.
«15» ben centrata nel riquadro.
Le cifre sono distanziate fra loro.
Lo sfondo scuro a forma di virgola che delimita a destra il pallino della cifra «5» termina ben appuntito.
«15» ben centrata nel riquadro.
Le cifre sono distanziate fra loro.
Lo sfondo scuro a forma di virgola che delimita a destra il pallino della cifra «5» termina senza punta.
     
Sul bavero della giacca è visibile una stelletta.
L'ombreggiatura della parte destra del colletto è ottenuta con righe verticali.
L'ombreggiatura della parte sinistra del colletto è ottenuta con righe orizzontali.
Sul bavero della giacca sono visibili due stellette.
L'ombreggiatura della parte destra del colletto è ottenuta con righe orizzontali.
L'ombreggiatura della parte sinistra del colletto è ottenuta con una serie di puntini o trattini.
Sul bavero della giacca sono visibili due stellette.
L'ombreggiatura della parte destra del colletto è ottenuta con righe orizzontali.
L'ombreggiatura della parte sinistra del colletto è ottenuta con righe orizzontali.
     
Nella parte bassa dell'onda ci sono quattro spruzzi di schiuma.
Sono ben disegnate le creste dell'onda che ricadono verso il basso.
L'onda è molto morbida.
Nella parte bassa dell'onda non sono ben distinguibili gli spruzzi di schiuma.
Le creste dell'onda che ricadono verso il basso sono povere di linee.
L'onda appare dura e spigolosa.
Nella parte bassa dell'onda non ci sono gli spruzzi di schiuma.
Le creste dell'onda prendono diverse direzioni (sono più quelle che salgono). 
L'onda appare molto agitata.
     
Le parti della nuvola illuminate sono sottili; si nota appena una biforcazione di luce sulla nuvola.
La nuvola in alto, verso la testa del Re, riceve la luce secondo una riga tondeggiante diagonale. 
La separazione tra le nuvole ed il cielo è affidata al differente tratteggio: linee continue per le nuvole, linee tratteggiate per il cielo. Le parti della nuvola illuminate sono più grosse; la biforcazione di luce sulla nuvola è molto evidente.
La nuvola in alto, verso la testa del Re, riceve la luce solo in una striscia verticale.
     
Il disco solare che racchiude la corona (leggermente appuntita) è staccato dal bordo superiore.
I due nastri svolazzanti ed il globo crociato sopra la corona sono tratteggiati.
I quattro piccoli pinnacoli all'interno delle anse della corona si staccano nettamente dall'interno della corona di colore pieno.
Il disco solare che racchiude la corona (leggermente appuntita) tocca il bordo superiore.
I due nastri svolazzanti sono quasi privi di tratteggio ed il globo crociato ha un solo segno.
Non sono distinguibili i pinnacoli all'interno delle anse della corona e l'interno della corona è costituito da linee orizzontali.
Il disco solare che racchiude la corona (che è schiacciata e non appuntita) è staccato dal bordo superiore.
I due nastri svolazzanti sono privi di tratteggio ed il globo crociato ha un solo segno.
I quattro piccoli pinnacoli all'interno delle anse della corona sono semplicemente disegnati sopra la corona con semplici linee.
     
Il "quarto Michetti a destra" non è altro che il "terzo Michetti" calcografico che ha ricevuto la sovrastampa per portarne il valore a 20 centesimi, a seguito dell'aumento della tariffa del primo porto di una lettera ordinaria per l'interno a partire da 1° gennaio 1916.
Un caso particolare, del tutto anomalo, succederà a Durazzo dove questa sovrastampa venne applicata al "primo Michetti" già sovrastampato in viola per il locale ufficio postale (come si fa cenno qui a fianco).
Dagli elementi descritti (metodo di stampa, dimensioni della vignetta) e dai principali particolari ingranditi (non sono tutti, ma questi sono molto facili da individuare) non dovrebbe più essere un problema riconoscere a quale tipo appartiene un "Michetti" con effigie volta a destra da 15 centesimi.
 
La storia di questi tre tipi di francobolli da 15 centesimi potrebbe finire qui, con l'elencazione dei loro principali segni distintivi.
Tuttavia è opportuna una piccola appendice, per concludere compiutamente il discorso iniziato (e senza per questo volersi sostituire all'ottima ed esaustiva letteratura che si trova sull'argomento).
Con l'Italia entrata in guerra, il Regio Decreto 22 novembre 1915, n. 1643, «...per provvedere ai bisogni straordinari del tesoro...» tra le altre cose porta a 20 centesimi la tariffa delle lettere ordinarie per l'interno a decorrere dal 1° gennaio 1916.
Per poter soddisfare questa tariffa, viene sovrastampato il 15 centesimi calcografico "terzo Michetti a destra" con due gruppi di tre barrette orizzontali a sinistra ed a destra a coprire il vecchio valore «Cent» e «15» e la nuova indicazione «CENT. 20» al entro, sopra la testa del Sovrano.
Senza voler approfondire l'argomento, c'è da ricordare che tutti e tre tipi di "Michetti", ed anche quello sovrastampato «CENT. 20», ricevettero vari tipi di sovrastampe per essere usati fuori del territorio metropolitano: a solo titolo d'esempio si ricordano i "Michetti" sovrastampati per per gli Uffici all'estero, per le isole dell'Egeo e per altri territori coloniali.
In alcuni casi ricevettero anche due sovrastampe successive!
Come in quel caso, unico, con cui si creò l'anomalia di avere un "primo Michetti" calcografico sovrastampato
«CENT. 20» (è noto che furono soli i "terzi Michetti" calcografici a ricevere questa sovrastampa): accadde a Durazzo ed a Scutari per i quali uffici postali l'Officina Carte Valori di Torino nel 1909 aveva sovrastampato in viola i "primi Michetti" con l'indicazione «DURAZZO» (oppure «SCUTARI DI ALBANIA») ed il nuovo valore «30 Para 30». Nel 1915 viene autorizzata la sovrastampa «CENT. 20» (con la coppia di tre barrette sul valore) e questi francobolli anomali cominciarono a circolare nel gennaio 1916.
Ma in qualche modo la storia continua ancora per uno dei coni predisposti, precisamente per quello tipografico ("secondo Michetti a destra") inciso da Alberto Repettati per farlo assomigliare ad una stampa calcografica.
Infatti il conio viene riutilizzato modificandone il tassello del valore per ottenere gli stereotipi per il francobollo da 20 centesimi arancio del tipo senza filigrana.
E con questo si conclude la storia di questo francobollo, ma non quella di tutti gli altri "Michetti" che da questa traggono origine.
 
 
Per chi desiderasse approfondire l'argomento, si consigliano i seguenti testi:
 
I Michetti - Storia e vicende di una grande ordinaria di Regno
di Mauro Francaviglia e Beppe Ermentini
C.I.F S.r.L., 1999
Floreale & C. - La serie che non c'è
di Franco Filanci
Poste Italiane, 1996
Il Regno d'Italia nella posta e nella filatelia - In occasione della Mostra filatelica Sala della Lupa di palazzo Montecitorio, Roma, 9-16 febbraio 2006
di Bruno Crevato-Selvaggi
Poste Italiane S.p.A., 2006
 
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Pagina aggiornata il 5 febbraio 2017.