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Trittico d'Oriente

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Thulusdhoo
(l'isola)
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Bagno "en plein air". 
Per lavarci bisogna prendere l'acqua da uno dei due pozzi: ci era stato spiegato che in un pozzo c'è l'acqua che si deve usare per la cucina, nell'altro quella per lavarci facendo comunque sempre molta attenzione che non entri dentro acqua sporca o saponata.
Per prendere l'acqua usiamo delle pertiche lunghe un paio di metri dove ad una estremità è fissato un grosso barattolo di latta che si immerge per riempirlo dell'acqua che serve.
Mentre siamo intenti a lavarci, sentiamo un grido di una ragazza che attira, oltre la nostra, anche l'attenzione dei padroni di casa:
«C'è un pesce! Un pesce nel pozzo dell'acqua potabile!».
Effettivamente c'è un pesce, in verità sono due che nuotano dentro il pozzo.
I proprietari, ancora prima di accorrere, si informano:
«Ma è vivo o morto?» e la ragazza conferma: «E' vivo!».
I proprietari sembrano sollevati e soddisfatti.
Ci spiegano che i pesci sono messi apposta nei pozzi, come sentinella per rilevare la bontà dell'acqua: se i pesci fossero morti significherebbe che l'acqua sarebbe stata in qualche modo inquinata o ci sarebbero delle infiltrazioni d'acqua marina nel pozzo (i pesci sono d'acqua dolce).
La giornata di oggi prevede di stare in isola: chi va a visitarla, chi a stendersi al sole per abbronzarsi.
 
Una barca in costruzione.
  
Comincio a girare per il villaggio: come avevo visto ieri pomeriggio, in pratica esistono due sole vie che si incrociano ad angolo retto.
La nostra, che possiamo considerare la principale, attraversa l'isola dalla passerella d'approdo per terminare sul lato opposto dell'isola. A circa metà l'altra strada la interseca per perdersi poi nella macchia di vegetazione.
Oltre le case c'è una zona che potremo chiamare "industriale". Ci sono alcuni piccoli cantieri nautici dove sono messe a secco le barche necessarie di manutenzione o di riparazioni.
 
Una barca in riparazione.
 
Preparo il risotto di pesce nella "cucina" che abbiamo a disposizione.
Sotto una tettoia vedo anche lo scafo di una barca in costruzione.
Ci sono varie attività legate ai pescatori e al mondo della pesca: ad esempio il fabbro che prepara ed affila le fiocine per catturare i pesci di maggiori dimensioni, il vecchio pescatore intento a ripassare la rete da pesca.
Molte case hanno di fronte, sul lato esposto al sole, dei graticci fatti di palma su cui sono messi ad essiccare dei pesci.
Vediamo soprattutto tante donne e bambini: gli uomini infatti sono fuori a pescare mentre le donne stanno davanti alle case, magari a gruppetti, sorvegliando i figli e fumando. Per ogni gruppetto è sempre presente almeno un narghilè.
 
Nel villaggio di Thulusdhoo si vedono molte donne (molte che fumano nel narghilè) e bambini: la popolazione maschile è impegnata con l'attività di pesca.
 
Un po' più in là c'è la moschea: una costruzione ad un piano in muratura intonacata di bianco che dall'esterno assomiglia più ad una villa per le vacanze che ad un luogo di preghiera.
La sua funzione viene rivelata da una struttura metallica sulla cui sommità sono posti degli altoparlanti: è il minareto.
Sullo spiazzo attorno alla moschea c'è il cimitero islamico con le pietre tombali di foggia diversa, secondo se è seppellito un uomo o una donna.
A mezzogiorno ci si ritrova tutti nelle nostre casette: come piatto forte il menù di oggi prevede un risotto (all'italiana) di pesce.
Dopo il pranzo decido di fare il giro a piedi della nostra isola: dalla passerella d'approdo mi dirigo verso sinistra per compiere la passeggiata in senso antiorario.
Nella parte iniziale la spiaggia è profonda un 10-20 metri; oltre c'è la vegetazione tropicale. Oltrepassata una specie di punta, nel lato meridionale dell'isola, le palme prendono il sopravvento sulla spiaggia e arrivano, assieme ad arbusti più bassi, fino all'acqua impedendo di proseguire la passeggiata all'asciutto. In questi passaggi devo spostarmi e camminare nell'acqua.
La linea della battigia è quasi sempre costantemente segnata da piccoli legni, foglie, rami marcescenti trasportati dalle correnti e dalle onde.
  Proseguendo sui bordi della vegetazione vedo che sono stati abbattuti alcuni alberi ed ora quattro ragazzini che avranno 10 o 12 anni stanno tagliando i rami secondari per ripulire il tronco. Osservo sul tronco di una pianta un piccolo rettile, una specie di lucertola, che se ne sta immobile mimetizzandosi con la corteccia.
La sabbia corallina non è sempre finissima, ma è di differenti spessori: ci sono anche dei blocchi di corallo bianco che, osservati da vicino, mostrano la struttura della colonia che li ha formati. Alcuni hanno una superficie compatta, uniforme e tondeggiante, tormentata da migliaia di microforellini, altri sono tutti striati longitudinalmente oppure hanno delle striature che si aprono come un ventaglio che, viste da vicino, mostrano di essere cave all'interno come minuscoli finissimi tubicini, altri ancora hanno una texture che sembra il motivo di un merletto al tombolo.
   
Blocco di corallo. 
Blocco di corallo.
   
La spiaggia sul lato settentrionale dell'isola di Thulusdhoo.
Granchietti bianchi come la sabbia con la quale si mimetizzano corrono in tutte le direzioni spaventati dalla mia presenza; un piccolo paguro trascina faticosamente la propria conchiglia protettiva.
Guardando verso l'orizzonte si vede la spuma bianca delle onde che si infrangono sugli scogli della barriera corallina che sporgono appena dalla superficie dell'acqua.
 
All'orizzonte, attorno all'isola di Thulusdhoo, si vede sempre l'incresparsi delle onde in corrispondenza della barriera corallina.
 
Alcuni ragazzini seminudi giocano sulla spiaggia, uno pesca, o gioca a pescare, con una canna primitiva nella laguna interna. Si fanno incontro con grandi sorrisi nella speranza di ricevere qualche bakshish e restano sorridenti e cordiali anche dopo non aver ricevuto nulla.
Raggiungo la parte occidentale della costa: qui la spiaggia è quasi inesistente con la macchia di verde che si spinge fino a lambire l'acqua dell'oceano.
Alcuni sentieri conducono all'interno dove si intravedono delle tettoie: devo essere giunto in prossimità di quella che ho chiamato "zona industriale" dell'isola con i cantieri che riparano, accomodano e costruiscono le barche.
Camminare è più difficoltoso: bisogna stare nell'acqua e a volte spingersi relativamente al largo per evitare tronchi che si propendono in fuori sbarrando il passo.
Nel lato settentrionale dell'isola la spiaggia si mantiene sui dieci metri di profondità: in certi punti è più ampia, in altri si restringe per la presenza di alberi di palma che però non impediscono di camminarci sotto.
Entrando nella vegetazione per uno dei frequenti sentieri si dovrebbe arrivare subito al villaggio che, in linea d'aria, non dovrebbe distare più di trecento metri. Infatti dovrei essere ormai all'altezza delle nostre case.
 
Al tramonto il sole infiamma il cielo di Thulusdhoo.
Ma voglio completare il giro dell'isola.
La costa gira nettamente a sinistra e, superata la punta, vedo la nostra cala con le barche ormeggiate, la passerella d'approdo ed i mie compagni stesi al sole che raggiungo in un attimo.
 
La caletta di Thulusdhoo, da dove avevo iniziato la passeggiata quaranta minuti prima.
 
Da qui ero partito, quaranta minuti fa: tanto ci si impiega a fare il giro completo dell'isola di Thulusdhoo, e avrei impiegato anche meno tempo se non mi fossi soffermato a fare foto.
Restiamo qui tutti fino al tramonto, quando il sole infiamma il cielo.
Prima di cena arrivano i due genitori del bambino. Francesco controlla la ferita: non è ancora asciutta, ma gli sembra che la situazione stia lentamente migliorando. L'asciuga e la pulisce come può, disinfettandola, e controlla con il capovillaggio che gli antibiotici siano presi con più regolarità possibile.
Dopo cena si passeggia sulla spiaggia che questa volta raggiungiamo dalle nostre case per il sentiero che si addentra nella macchia di alberi e vegetazione, facendo luce con una torcia elettrica.
Non c'è luna, ma il cielo stellato illumina ugualmente il movimento dell'oceano. Qualche traccia di luminescenza nell'acqua è dovuta a microrganismi che emettono fluorescenza.
  Camminando sulla battigia ci accorgiamo che le nostre impronte sulla sabbia sono... luminose! Sì, dove abbiamo posato i piedi, per qualche secondo la sabbia si fa luminescente. Probabilmente quegli stessi microrganismi, sospinti sulla riva dalle onde, vengono eccitati quando li calpestiamo ed emettono la stessa fluorescenza.
Per la notte, Maria che era stata urticata da misteriosi animaletti o insetti notturni dormirà su un letto: almeno resterà sollevata dal suolo.
Qualcuno di quelli che dormiranno per terra si circonda di una barriera di "Mom" mista a talco. Per prudenza la nostra compagna mette questo preparato anche attorno alle zampe del suo letto per evitare insetti... scalatori.
  
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Pagina aggiornata il 2 giugno 2015. Io ho fatto molti importanti viaggi con Avventure nel Mondo